12/06/2023
SALMONE ALLA SVEDESE (GRAVLAX)
1 filetto da 600 g di salmone abbattuto oppure congelato per 72 ore
300 g di zucchero semolato
300 g di sale grosso
un mazzetto di aneto
1 cucchiaio di pepi misti in grani
Misticanza
Olio extravergine di oliva
Sale, pepe per condire
Controllate che sul filetto di pesce non ci siano spini, altrimenti
toglieteli con una pinzetta.
Pestate grossolanamente i pepi misti.
In un contenitore mescolate lo zucchero col sale, i pepi misti e
qualche stelo di aneto.
Adagiate dalla parte della polpa il filetto sulla marinatura, avendo
cura di ricoprire tutti i lati del pesce.
Poi, coprite con la pellicola a contatto, metteteci un peso sopra (io
ho messo due lattine di birra da 50 cl.) e ponete in frigo per 48 ore.
Passato questo tempo, eliminate la pelle aiutandovi con un coltello
affilato.
Con uno scottex umido, togliete delicatamente via la marinatura.
Tagliate a fettine fini il salmone e adagiatelo su un vassoio sul
quale avrete posto un po’ di misticanza condita con olio, pepe, sale e
limone.
Cospargete con altro aneto tritato e pepe macinato di fresco.
Servite.
PS Potete anche accompagnare questo salmone aduna salsa svedese
composta da:
2 cucchiai di senape svedese, 1 cucchiaino di senape di Digione, 2
cucchiai di zucchero, 1e1/2 cucchiai di aceto di vino rosso, 200 ml di
olio di girasole, sale, pepe, aneto tritato.
Noi abbiamo abbinato questo salmone Gravlax con un Rieffel, Crémant
d’Alsace Extra Brut 2017 (uvaggio: 10% di Auxerrois, 20% Pinot Grigio
e 10% Riesling)
****
“Lucia! Questo salmone è squisito!” Pierre Yve, entusiasta, si serve per la seconda volta dal grande piatto ovale in acciaio, posato sulla splendida tovaglia di lino a fiori.
Fino a non molto tempo fa, quando Lucia riceveva un complimento da qualcuno che conosceva, questo giungeva talmente inaspettato, che si fermava stupita e si voltava indietro per controllare se non stessero
parlando a qualcun altro. Poi, fissava per qualche istante il suo interlocutore: ci voleva qualche secondo per realizzare che sì, era
proprio a lei che si rivolgeva.
Aveva una forma di timidezza e di pudore che le impedivano di ricevere lodi, testimonianze di amore o di affetto senza venirne fortemente
colpita. Come da una pallonata, letteralmente.
Allora, restava in silenzio. Un silenzio che poteva apparire freddezza, indifferenza, distanza. Ma che in realtà era profondo
imbarazzo. Le mancava il respiro, quasi si trattasse di un peso e implicasse una responsabilità che lei non si voleva accollare.
Se poi la comunicazione avveniva tramite messaggio, rispondeva educata ma distante. E sorvolava. Sapeva bene che nella situazione inversa ci sarebbe rimasta male, ma non riusciva a fare altrimenti.
Forse perché preferiva ammirare che essere ammirata, amare che essere amata.
Per fortuna, da un po’ di tempo, le cose vanno meglio.
I complimenti che le vengono fatti ed avverte come genuini e veri, se li prende tutti, lasciandosi attraversare dal benessere che il
riconoscimento provoca in lei e ringraziando, a seconda delle volte, anche con un largo sorriso.
Il suo bene, però, preferisce ancora dimostrarlo con la cura, l’ascolto e la presenza. Perché è convinta che “Le parole sono importanti” e che tutto quello che concerne l’amore (nel senso più
ampio del termine), meriti un profondo rispetto, quasi devozione.
Allora usa le parole solo quando non può fare altrimenti, perché teme che il cuore le scoppi. E si dice che, per il momento, va bene così.
Lucia Pantaleoni
****
Continuiamo con i colori, oggi è facile perché il salmone è rosa. Rosa è un colore ma rosa è anche un fiore e Rosa è la mia amica e allora di cosa parlo?
Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta. (W. Zymbrowska)
E una rosa bianca, spruzzata di vino rosso, diventa rosa forse e canta la Vie en rose perché le canzoni d’amore spruzzate di tramonto fanno bene al cuore. Il rosa è un colore che sta bene nel cielo, quando il sole si adagia sulla linea dell’orizzonte pronto a spiccare il volo dall’altra parte del mondo, le nuvole si tingono di sfumature felici e planano sulle nostre storie. Storie rosa di tutti i giorni, stasera mentre uscivo dal panificio, nell’esatto momento in cui ho fatto il gradino e ho poggiato il piede a terra, mi sono detta che sono felice. Avevo il pane tiepido in mano, a casa mi aspettavano Gaëlle e Pierre, figli imperfetti e meravigliosi, due gatti miagolanti e veri padroni di casa, una giornata piena di lavoro e di domande che hanno spesso risposta, una bicicletta che mi porta dove voglio andare e Giovanni a cui raccontare tutto questo. Sí, felicità che si nutre di microcosmi rosati, di una musica che gira intorno, di una fotografia con due amici di sempre e persempre, della voglia di scrivere e lasciare le mie tracce verbali negli occhi di chi legge… Certo, c’è quella felicità che ti fa scoppiare i pensieri e scatena colibrì nella pancia ed è bellissima, violenta e sfacciata, invadente e incapace di accettare qualunque altro sentimento, quella felicità che ti leva tutte le forze eppure ti rende invincibile e poi c’è la felicità dolce, quella rosa e delicata, leggera come una seta che ti avvolge senza stringere e ti protegge da tutti i colpi perché è solidissima e indistruttibile. Averle entrambe mi fa ballare sull’orizzonte insieme al sole.
Francesca Zito