05/02/2026
“Era il 1978, credo; avrò avuto dodici anni. Un giorno andai in Dap con mio fratello Umberto. Non ricordo il motivo, so solo che mi ritrovai lì a mo***re dei terminali a delle marmitte.
Appena entrati vidi un ragazzo, e mio fratello mi confidò: «Quello è il brasiliano che dicono vada molto forte». Era lì, appoggiato alla parete tra ufficio e magazzino. Noi arrivammo alla mattina e ce ne andammo a pomeriggio inoltrato: lui stette per tutto il tempo appoggiato ad aspettare. È una visione incancellabile. Non ho idea se abbia mangiato o se sia andato al bagno: era sempre lì ad aspettare... Mi impressionò.
Era un giorno festivo, credo un sabato, e sarebbe potuto andare in centro a Milano, invece stette in piedi, nello stesso posto per ore, in silenzio. Qualche giorno dopo andai in pista, a Parma, per una delle mie primissime gare di kart. Durante le prove libere mi impressionò un pilota: ero attaccato alla rete e tirai la giacca di mio fratello per chiedergli: «Ma chi è quel pilota con la tuta nera e la striscia gialla?”. Risposta: “È quel ragazzo brasiliano che abbiamo incontrato l’altro giorno alla Dap».
Il ragazzo brasiliano in questione era Ayrton Senna. Ayrton arrivava alla chicane di Parma, quella prima del rettilineo di partenza, e la faceva tutta con una mano sola sul volante e l’altra sul carburatore. E quando il kart si trovava a 90 gradi, il gomito sinistro toccava la pancia da quanto il controsterzo era accentuato. Il suo kart, arrivando di traverso praticamente sulla linea ideale per effettuare la chicane, era già girato nella giusta direzione ancor prima di entrare del tutto in curva.
Tutti a quel tempo arrivavano un po’ di traverso nelle curve, perché le gomme non avevano una grande tenuta, però, al massimo, vedevi sbandate a 45 gradi. Lui, invece, era tutto di traverso: ogni giro uguale! Un altro episodio fu alla Pista di Vado, vicino Bologna (ora chiusa). La Dap era lì con il pilota ufficiale Lanzetti da giorni per il Campionato Italiano. Ayrton arrivò e pregò Achille Parrilla di fargli fare un paio di giri anche se era appena sceso dall’aereo, nonostante non potesse correre per il titolo italiano e non avendo mai visto la pista. Vorrei che chiunque potesse rivedere oggi questa scena.
Vi assicuro, non sono né delirante né visionario: dopo quattro giri, Ayrton si mise a percorrere una curva antioraria di ampio raggio su due ruote con una mano sola sul volante, al limite del ribaltamento del kart, ad altissima velocità e con tempi ottimi, demoralizzando tutti, compreso il pilota ufficiale del suo team. Dal mio punto di vista, il motorsport su quattro ruote è semplicemente Ayrton e nessun altro!”
Renato Merlin