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02/10/2026

Il tartufo non nasce sulla tavola, ma nei boschi 🍂

A Tignale puoi camminare tra le tartufaie e scoprire i luoghi dove prende vita uno dei tesori più preziosi del territorio.

Accompagnato da una guida locale esperta, entrerai nel mondo del tartufo attraverso storie, curiosità e racconti legati alla natura che lo custodisce.

Al termine della passeggiata ti aspetta un esclusivo Aperitartufo in una location vista lago, tra specialità, sapori e panorami da ricordare.

Un’esperienza che unisce territorio, gusto e natura.

📍 Partenza: Oleificio di Gardola
🗓 27 settembre | 4 ottobre
⏰ Ore 9:30
🎟 Prenotazione obbligatoria

Prenota la tua esperienza su thttps://tignaletour.it/tour/escursioni-da-tignale/passeggiata-alla-scoperta-delle-tartufaie-e-aperitartufo/ o sull’app Visit Tignale.

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Truffle doesn’t begin on the plate, but in the woods 🍂

In Tignale, you can walk through the truffle grounds and discover the places where one of the territory’s most precious treasures comes to life.

Accompanied by an expert local guide, you will enter the world of truffles through stories, curiosities and tales connected to the nature that preserves them.

At the end of the walk, an exclusive Aperitartufo awaits you in a lake-view location, with truffle specialities, flavours and views to remember.

An experience that brings together territory, taste and nature.

📍 Starting point: Oleificio di Gardola
🗓 27 September | 4 October
⏰ 9:30
🎟 Advance booking required

Book your experience through https://tignaletour.com/tour/excursions-from-tignale/walk-among-the-truffle-woods-and-truffle-aperitif/ or the Visit Tignale app.

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28/09/2026
15/09/2026

☕ La Verona che si vive ogni giorno

Verona non è solo l’Arena, Piazza Bra o i grandi monumenti.
La vera magia della città si trova anche nei piccoli gesti quotidiani:

☕ un caffè sotto le Case Mazzanti in Piazza delle Erbe,
🍎 i colori e i profumi delle bancarelle del mercato,
🚲 una bicicletta appoggiata tra i vicoli del centro storico,
🏛️ una passeggiata sotto gli antichi portici di Sottoriva.

Sono angoli che raccontano una Verona autentica, fatta di pietra, storia e vita quotidiana.

❤️ Qual è il luogo di Verona che vi fa sentire subito “a casa”?

📍 Verona

03/09/2026
28/08/2026

Nel 1939, Antonio Avena trasformò la Casa di Giulietta a Verona, costruendo il balcone che il mondo avrebbe poi creduto medievale. Il cantiere cambiò l’aspetto di un luogo già associato alla tragedia shakespeariana, creando l’immagine destinata a diventare famosa nel cuore della città, cambiando la percezione pubblica dell’edificio storico e della sua identità.

Per secoli l’edificio era legato alla leggenda di Giulietta, ma la facciata che oggi attira milioni di visitatori nacque durante una campagna di restauro del Novecento. Il balcone non era un elemento originale conservato dal Medioevo. La storia dell’amore letterario venne così intrecciata a una nuova costruzione, pensata per il pubblico moderno.

Avena, allora direttore dei Musei Civici di Verona, cercò di creare un luogo capace di evocare l’immaginario shakespeariano. Nel progetto furono inseriti materiali antichi recuperati e riutilizzati, tra cui frammenti marmorei provenienti da edifici storici. L’obiettivo era dare alla casa un’apparenza coerente con il passato cittadino e con la leggenda.

Il dettaglio più sorprendente è proprio il balcone: sembra una testimonianza intatta del Trecento, ma la sua forma riconoscibile venne assemblata nel 1939-1940. Le pietre medievali furono trasformate in una nuova scena romantica. Il risultato unì restauro, invenzione architettonica e memoria popolare, rendendo visibile una tradizione mai esistita in quella forma.

Le fonti ufficiali del Comune di Verona confermano la costruzione novecentesca della struttura. Non sappiamo se ogni elemento decorativo sia stato concepito con lo stesso grado di ricostruzione storica, ma l’origine del balcone come creazione moderna è documentata. Il confine tra conservazione e ricostruzione rimane il punto centrale della vicenda.

La scelta di Avena cambiò per sempre il rapporto tra leggenda e luogo reale. La casa divenne una delle immagini più famose di Verona proprio perché il restauro costruì materialmente il simbolo che i visitatori cercavano. Da allora il balcone è diventato una tappa mondiale del turismo romantico e un caso emblematico.

Questa storia corregge una convinzione comune: il balcone non è il punto in cui Shakespeare immaginò la scena di Giulietta, ma il risultato di una trasformazione culturale del Novecento. La leggenda letteraria ha trovato una forma fisica molto più recente, costruita attraverso una scelta precisa nel tempo presente con forza ancora oggi.

Il cantiere del 1939 racconta anche un’epoca in cui molte città italiane cercavano un passato visibile attraverso restauri e ricostruzioni. Verona non conservò soltanto una rovina: costruì un’immagine capace di collegare patrimonio, turismo e racconto. Quel progetto continua a influenzare il modo in cui il pubblico percepisce il luogo, ancora oggi.

Il residuo verificato resta nella pietra stessa: un edificio medievale, frammenti antichi e un balcone moderno uniti per creare una memoria collettiva ancora visibile. La Casa di Giulietta conserva quindi una storia doppia: quella della leggenda e quella della sua invenzione materiale, entrambe presenti nello stesso cortile.

21/07/2026

Partner e aziende insieme alla Fiera del Riso. Un’esperienza gastronomica che unisce tradizione e innovazione

05/07/2026

Per far entrare una nave a Venezia non bastavano vele e merci: servivano 40 giorni di attesa.

E non era un capriccio. Nel 1423 la Serenissima mise in piedi un sistema che oggi chiameremmo controllo sanitario di Stato, quando ancora non esistevano microbi, vaccini o antibiotici.

L’isola di Santa Maria di Nazareth fu destinata a lazzaretto. Lì finivano persone, navi e carichi sospetti, bloccati prima di entrare in laguna. Non per punizione, ma per tenere lontana la peste.

Venezia, però, non stava pensando solo alla salute. Stava proteggendo anche il commercio, i mercati, la città che viveva di arrivi e partenze. Fermare una nave faceva male, ma lasciare passare un contagio avrebbe fatto molto peggio.

Da quei 40 giorni nasce la parola quarantena. E il bello è che un termine così comune oggi viene da una scelta antica, dura, ma lucidissima: mettere una pausa tra il sospetto e la città.

La storia non si ferma lì. Il Lazzaretto Vecchio diventa uno dei simboli di questo modello, e nel 1468 arriva anche il Lazzaretto Nuovo, usato per controlli sanitari e merci prima dell’ingresso in Venezia.

C’è anche un dettaglio che cambia un po’ la prospettiva: Venezia non fu la prima città europea a pensare all’isolamento dei sospetti. Prima, nel 1377, Ragusa/Dubrovnik aveva già introdotto una forma simile. Ma la Serenissima rese quel metodo stabile, organizzato, copiabile.

Ed è qui che la storia diventa più grande di una semplice curiosità. Una città di velieri, traffici e paura riuscì a trasformare una misura d’emergenza in un modello che il mondo avrebbe riconosciuto al volo. Basta dire quarantena, e il pensiero corre ancora lì.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 1423: Santa Maria di Nazareth diventa lazzaretto
👉 40 giorni di attesa per le navi sospette: nasce la quarantena
📚 Fonti: britannica, treccani, lazzarettiveneziani, comune di venezia

04/07/2026
04/07/2026

A Venezia il mare non si conquistava soltanto. Si prendeva per mano, e si faceva sposare.

Non era una trovata scenica per fare colpo sui turisti di oggi. Era un rito vero, potentissimo, che metteva insieme fede, politica e orgoglio di città marinara. Il doge usciva sul Bucintoro per la Festa dell’Ascensione, la Sensa veneziana, e gettava un anello in laguna pronunciando la formula dello Sposalizio del Mare.

Il messaggio era chiaro anche senza spiegazioni: Venezia non voleva essere vista solo come una città piena d’acqua. Voleva far capire che quel mare era la sua strada, la sua ricchezza, il suo dominio. E per dirlo non usava un discorso secco, ma una cerimonia quasi da matrimonio, con una nave che sembrava un altare galleggiante.

Il Bucintoro, poi, non era una barca qualunque. L’ultimo grande fu costruito tra il 1722 e il 1728, e nel 1728 fu varato. Era lungo circa 35 metri, aveva 42 remi e 168 rematori. Numeri enormi, pensati per dare alla scena tutta la sua solennità: non un viaggio, ma una messa in scena del potere.

Ed è proprio questo il punto che sorprende di più. Una repubblica commerciale, ricchissima e pratica, sceglieva di raccontare il proprio rapporto con il mare come un matrimonio. Non un possesso brutale, non una semplice cerimonia di passaggio. Un legame da rinnovare ogni anno, con il gesto simbolico dell’anello.

Quel rituale funzionava perché parlava a tutti. Ai potenti diceva che Venezia comandava. Al popolo diceva che la città viveva grazie a quel legame. Ai visitatori diceva che qui il mare non era sfondo: era parte della famiglia.

Poi la storia ha fatto il resto. Dopo la caduta della Repubblica, il Bucintoro fu saccheggiato e distrutto dai francesi nel 1798. Ma l’idea è rimasta. E forse è per questo che ancora oggi quella cerimonia colpisce così tanto: perché racconta un potere che non si limita a occupare il mare, ma prova persino a farlo entrare in casa con un anello.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 42 remi e 168 rematori sul Bucintoro
👉 varo del nuovo Bucintoro nel 1728
📚 Fonti: treccani, comune di venezia

Indirizzo

Piazza Erbe
Verona
37121

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