31/05/2016
Ai margini della Valle Alcantara la riserva naturale orientata Bosco di Malabotta è un interessante itinerario naturalistico posto tra la fine dei monti Nebrodi, l’inizio dei monti Peloritani e l'inizio dell'asta fluviale delle sorgenti del Fiume Alcantara.
Il bosco di Malabotta ha un’estensione di 32,21 Kmq e si trova al centro tra i Comuni di Montalbano Elicona, Roccella Valdemone, Malvagna, Francavilla di Sicilia, Tripi, Moio Alcantara, dei cui territori fa parte, con 700 mt di dislivello, dai 650 ai 1350 di altitudine che consentono una varietà di clima, paesaggio flora e fauna, segnata dalla presenza di rocce antiche.
Il valore risiede nella sua integrità, nella varietà biologica, legata all’estensione in altitudine della riserva, che varia tra i 650 e i 1350 m slm.
La riserva è stata istituita nel 1997 ed affidata in gestione all'Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, è stata voluta per tutelare gli artropodi e un relitto del bosco siciliano, tra cui una secolare cerreta, vicino rocca Vuturi. Il Bosco di Malabotta è infatti un bosco per eccellenza, una splendida foresta per la sua naturalità.
Il bosco naturale
Posto nella zona di transizione tra Peloritani e Nebrodi, nell'alta Alcantara, il Bosco di Malabotta è uno degli ultimi boschi naturali sopravvissuti in Sicilia alle scellerate scelte industriali degli anni Sessanta, caratterizzato dalla presenza di presenza di cerri, di faggi e di agrifogli.
Per circa 80 ettari domina il Cerro (Quercus cerris), quercia dal portamento regale che può raggiungere i 30 metri d’altezza. A monte Croce Mancina (1350 m slm) esistono esemplari con tronco di circa due metri di diametro: sono “I Patriarchi del bosco”.
Il bosco di Malabotta offre riparo a numerosi invertebrati, tra cui diverse specie endemiche di artropodi.
I suoi cieli sono solcati da gheppi, falchi, e poiane, oltre che corvi imperiali. Non è rara la presenza della volpe, del gatto selvatico, della martora e della donnola.
Da non dimenticare la presenza significativa della trota macrostigma, che nuota indisturbata nelle limpidissime acque del torrente Licopeti. Questo salmonide si riproduce anche negli ambienti torrentizi creati dai torrenti Pistone e Fontanazze.
Le Rocche dell’Argimusco
Poco fuori dell’area boscata, si trovano le suggestive formazioni rocciose dell’Argimusco che rievocano riti e misteri persi nella notte dei tempi.
L'etimo Argimusco, non significa “altopiano dalle grandi propaggini”, bensì “felce o muschio luminoso”, una categoria tipica dell'opus alchemico, ovvero l'irradiazione luminosa del “fuoco cosmico” presente nella rugiada scesa su quelle piante.
Boschi, aree umide, prati-pascolo e aree rupestri sono rimasti meravigliosamente intatti in un mondo segnato da un panorama che dall’Etna spazia fino allo Stretto di Messina ed alle isole Eolie. Su questo vasto pianoro s’innalzano enormi macigni (megaliti) di calcare che vento e pioggia hanno eroso, modellandoli in strane forme inquietanti che hanno acceso la fantasia delle popolazioni locali.
Visibile da lunga distanza, l’Argimusco ha creato in molti l’idea che in passato sia stato un luogo sacro, dove si consumavano antichi riti propiziatori e di ringraziamento.
Tracce umane si rinvengono a Mandura Gesuittu per un ovile di presunta epoca preistorica e a Casetta Carbonai: area attrezzata sede di antichi insediamenti agro-pastorali fatte con pietre dell'area dolmen.
Tra i megaliti più notevoli, due grandi massi di forma allungata, che richiamerebbero i simboli della virilità e della femminilità, mentre un altro megalite poco distante assume aspetto di aquila, più in la Marta, roccia a forma di donna in preghiera, e più su l’Orante, anch’esso in preghiera.
Ebbene, l’impianto megalitico sarebbe secondo una tesi uno “specchio delle stelle” e cioè riprodurrebbe le costellazioni astrali proprio come farebbe uno specchio, “come in cielo così in terra”.
La Storia, Il Paesaggio e l'Uomo
Ben sei i Comuni della riserva: Montalbano Elicona, Roccella Valdemone, Malvagna, Francavilla di Sicilia, Tripi, Moio Alcantara, paesini arroccati e castelli eretti in posizioni strategiche per il controllo del territorio e delle vie interne che dalla costa tirrenica e dai crinali dei Nebrodi e dei Peloritani scendono verso la valle dell’Alcantara.
La valle si caratterizza per la presenza di sparsi insediamenti abitati, di epoca molto antica.
Federico II, su consiglio di un illustre medico, in queste contrade si recava spesso per curare la gotta da cui era affetto. Per trascorrervi i periodi di convalescenza, nella vicina Montalbano costruì una residenza, su una fortezza preesistente, di probabile origine normanna.
Oggi la costruzione si può visitare anche se inglobata nel Castello . Certamente Federico III aveva casa di caccia nel bosco.
Sulla strada che da Taormina conduce alla riserva troveremo Roccella Valdemone, che si affaccia sul letto di un fiume di fronte all’Etna, sovrastata da due rupi, su una delle quali si trovano le rovine di un castello. Una notevole ospitalità diffusa è presente a Montalbano , paese albergo, il cui centro storico è stato oggetto di attento restauro conservativo.
Altri centri interessanti sono Francavill, la città libera, dalla affascinante area archeologica e sede del Parco Fluviale dell’Alcantara, Mojo ed il suo vulcanetto, e Malvagna.
Foto: Fabrizio Raneri
Testo tratto dal sito http://www.siciliaparchi.com/
Per approfondire:
- https://it.wikipedia.org/wiki/Altopiano_dell%27Argimusco
- http://www.archeoastronomia.com/argimusco
Video: https://www.youtube.com/watch?v=EchQNpC9pWY