02/09/2026
Settembre è cominciato e con lui, puntuale come ogni anno, riparte l’allarme sul “caro scuola”. Quest’anno la cifra ipotizzata è 1.300 euro a studente, la stessa dal 2023.
Tre anni, stesso numero: o il costo della vita si è fermato nel 2023, o quella cifra viene ricopiata ogni agosto senza che nessuno si scomodi a verificarla.
Noi cartolai i conti li facciamo ogni giorno, davvero, non li inventiamo a tavolino a fine estate. Lo dimostrano le centinaia di cartolai che hanno risposto alla nostra rilevazione nazionale: zaino base tra 40 e 50 euro, astuccio tra 5 e 29 euro a seconda del modello, diario tra 16 e 25 euro, quaderni e copertine tra 12 e 20 euro, calcolatrice scientifica fino a 18 euro, cancelleria completa fino a 14 euro. I libri, voce più onerosa, arrivano fino a 350 euro in prima media.
Per toccare 1.300 euro bisognerebbe fare shopping in boutique, non in cartoleria… a meno che qualcuno non stia comprando zaini firmati e chiamandoli “corredo scolastico”.
Numeri gonfiati come questi non sono un dettaglio: danneggiano un settore fatto di negozi di prossimità, persone che conoscono i clienti per nome, un servizio che dura tutto l’anno e non si accende solo a settembre. Ricordiamo inoltre che la fornitura dei libri scolastici per le primarie, a carico dei Comuni, la garantiscono solo le cartolerie: un servizio spesso gratuito e mai valorizzato.
Lavoriamo da tempo con altri sindacati di categoria per una battaglia concreta: la detraibilità fiscale delle spese scolastiche, come già avviene per quelle mediche o sportive.
I numeri reali, certificati, dicono aumenti tra il +2% e il +4% su cancelleria e materiale scolastico, e +1,8% sui libri di testo per il 2026/2027. Cifre ben distanti dagli allarmi che si leggono in questi giorni.
Federcartolai ha raccolto in pochi giorni dati da cartolerie su tutto il territorio nazionale. Confrontarsi con i numeri reali, non con le stime a effetto, è l’unico modo per dire il vero alle famiglie italiane.
Federcartolai continuerà a essere presente sulla stampa nazionale e locale con i dati alla mano, perché le famiglie meritano fatti, non titoli riciclati.