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24/06/2024
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14/02/2024

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Immaginate di viaggiare a tutta velocità in mezzo al deserto del Sahara, di chiamarvi Ari Vatanen oppure Bruno Berglund e di essere a bordo nientepopodimeno che di una Peugeot 405 Turbo 16 Grand Raid, parente stretta della 205 Turbo 16 Gruppo B vincitrice nelle sue varie evoluzioni del Campionato del Mondo Rally 1985 e 1986.
Siete al comando della gara, ed al tempo stesso avete dalla vostra parte i favori del pronostico per la vittoria di tappa.

Ad un certo punto però, guardando lo specchietto retrovisore comincia a farsi sempre più grossa la sagoma di un veicolo squadrato, dalla mole possente. Che sia un fuoristrada di qualche rivale? Chi può essere? La vostra auto è indiscutibilmente la più veloce del lotto, non c’è storia, c’è qualcosa che non torna.

Ancora qualche secondo e lo specchietto retrovisore si svuota, improvvisamente. Quella sagoma sembra sparita, ma in realtà non lo è affatto, si è solo spostata. Il tempo di girare lo sguardo e ve la trovate lì alla vostra sinistra. Altro che fuoristrada, quello è un camion, un camion che vi sta sorpassando ad oltre 200 km/h, sulla sabbia, come se niente fosse.

Ecco, per capire chi fosse Jan De Rooy basta semplicemente ricordare questo episodio: una scena che se non fosse stata registrata in diretta dalle telecamere sembrerebbe frutto di una fervida mente fantasiosa.

In quegli anni, quando la Dakar era all’apice del suo splendore, quello che ad un primo sguardo si poteva tranquillamente confondere con un qualsiasi camionista olandese, dal fisico robusto, l’abbigliamento non troppo curato e la sigaretta accesa sempre tra le labbra, era in realtà uno tra i più attesi protagonisti della corsa: un vero Appassionato, un matto, nel senso buono della parola, che con i suoi camion non si accontentava certo di lottare per il primato di classe, puntando anno dopo anno ad alzare sempre più in alto l’asticella.

In quella memorabile Parigi-Dakar del 1988, Jan e il suo equipaggio stavano letteralmente volando, portando avanti tappa dopo tappa la seria ambizione di lottare per il podio della classifica assoluta delle auto, con un bestione da più di 10 tonnellate.

Il sogno, così f***e e affascinante al tempo stesso, sfumò tuttavia sul più bello e nel modo più brutto, durante l’ottava tappa, quando il DAF 95 Turbo Twin X2 di Theo van de Rijt, Kees von Loevezijn e Chris Ross, compagni di squadra di Jan De Rooy, Yvo Geusens e Hugo Duisters, che con il loro DAF 95 Turbo Twin X1 si trovavano al terzo posto della classifica generale, cadde vittima di un rovinoso incidente.

Per il povero Kees von Loevezijn, sbalzato con il suo sedile fuori dalla cabina, non ci fu nulla da fare, mentre Theo van de Rijt e Chris Ross, seppur feriti gravemente, riuscirono fortunatamente a salvarsi.

Al cospetto di una simile tragedia, scosso dall’accaduto e con il cuore spezzato per la perdita di un amico, Jan non poté fare altro che prendere una decisione, sofferta ma necessaria: quella di abbandonare la corsa, scrivendo al tempo stesso la parola fine su una delle più memorabili avventure nella variegata storia della Dakar.

Da quel giorno tante cose sono infatti cambiate. Di scene come quella del duello ad oltre 200 km/h tra il mitico DAF Turbo Twin X1 guidato da De Rooy e la Peugeot 405 Turbo 16 di Vatanen, non se ne sono più viste e mai si vedrà qualcosa di simile in futuro.

Ricordi nostalgici a parte, ancora più triste è il pensiero che uno dei più grandi personaggi nella storia della vera Dakar, quella che dal centro di Parigi si spingeva fino al cuore del Senegal, se ne sia andato così, sconfitto dalla malattia, senza troppo clamore.
La notizia della scomparsa di Jan De Rooy ci ha letteralmente colto di sorpresa, anche perché i personaggi come lui ce li immaginiamo immortali, un po’ come certe imprese, destinate a rimanere per sempre nella memoria di noi Appassionati.

Fermarci qualche istante per dedicare un piccolo saluto a Jan, il camionista olandese più matto di tutti i tempi, ci sembra pertanto più che doveroso, perché con lui se ne va un Appassionato vero, un pilota che non aveva paura di nulla, nemmeno di viaggiare a quasi 250 km/h, in pieno deserto, con un mostro di più di 10 tonnellate, un uomo che credeva nei suoi sogni, anche i più folli.

Buon viaggio caro Jan e grazie di tutto, soprattutto per aver sognato in grande, nel vero senso della parola.

- gli Amministratori di Sports Car Legends

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