03/02/2021
Il grande alpinista Reinhold Messner lo definisce "letargo umano". Da mesi cammina e scia attorno a Juval e a Solda, l'Himalaya di casa. Sale con le pelli di foca e scende nella neve fresca, come da ragazzo faceva con i suoi fratelli. "Capisco paura e disperazione - dice nella stube del suo castello - ma io vedo che in questo tempo sta succedendo anche molto di buono. Nei masi, i contadini e gli animali sono tornati tranquilli. Si muovono poco, come una volta. Gli uomini riprendono in mano gli attrezzi dei padri. Vengono riaccese le stufe a legna. Le bestie aspettano il caldo e i suoi fiori".
"La pandemia in montagna suggerisce che non bisogna avere paura della nostalgia e che dobbiamo imparare qualcosa di più profondo dalla natura. L'uomo vive sulle Alpi da 5 mila anni. Non esisteva lo sci, tantomeno il turismo. Continuerà a farlo e questo shock ci può aiutare e recuperare una storia".
"Prendiamo le gambe: da decenni le usiamo solo per frequentare posti affollati, meglio se in luoghi alla moda. Anche il virus ci sta dicendo che non ha senso, che sulla terra siamo troppo concentrati. Ora possiamo camminare dove non c'è nessuno. Per me la libertà è questo, spingersi senza aiuti dove si è soli. Credo che questo segreto, svelato dal contagio, non vada ignorato e possa trasformarsi nell'economia del futuro. A partire da una riflessione sull'attualità delle città".
L'articolo completo nello speciale di Repubblica.it "Il grande freddo", viaggio nelle Alpi isolate dal virus
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