30/09/2023
Oggi ho partecipato ad un piccolo scambio di riflessioni sulla mobilità del futuro ed è apparso chiaro a tutti che il modello attuale di mobilità non è più riproponibile, deve essere ripensato proprio in funzione delle nuove tecnologie.
Il primo punto cardine è che non sarà un processo breve.
Il secondo punto cardine è che impensabile la sostituzione di 45 milioni di veicoli circolanti in Italia con altrettanti veicoli elettrici.
Oggi non è un problema critico la questione delle emissioni delle auto, con le normative Euro 6E i livelli di emissioni delle auto sono stati realmente ridotti e messi sotto controllo, non per niente nei protocolli per la nascente norma Euro 7 si introducono parametri mai monitorati come il controllo delle particelle emesse dal consumo degli pneumatici e degli impianti frenanti.
Il problema del cambiamento climatico è dovuto alla combustione dei combustibili fossili con produzione e accumulo eccessiva di anidride carbonica, non è dovuto alla mobilità che è stata messa sotto controllo con l'Euro 6.
Detto questo è apparso chiaro che la riflessione sulla mobilità è imprescindibile dallo studio della mobilità personale che afferma che oggi la maggioranza delle auto private non porcorre più di 9/10.000 km annui.
Qual è il primo dato che appare e che ci deve fare riflettere?
Che è assurdo chiedere auto capaci di percorrere 600/700 o 1.000 km con una ricarica quando la tua auto percorre al massimo 1.000 km al mese.
Inoltre appare chiaro che impegnare risorse per produrre e installare su una singola auto batterie per assicurare 6/700 km per ricarica è un dispendio ed uno spreco di risorse che potremmo utilizzare per altre applicazioni come l'accumulo dell'energia diffuso, ecc.
Potremmo parlarne per ore per cui vorrei scrivere il sunto finale della nostra piccola riflessione:
essendo impossibile e antieconomico sostituire il parco auto termico con un equivalente parco auto elettriche, dobbiamo ripensare a come gestire la mobilità personale aprendoci ad un sistema diverso non più basato sulla proprietà univoca del veicolo, bensì guardare ad un sistema di parco auto condiviso, potremmo definirlo di car sharing di quartiere, di comunità, cioè un sistema più efficiente di condivisione delle auto in grado di assicurare la disponibilità di auto al momento della domanda, il cui costo di gestione sarebbe finanziato ad esempio dalla sommatoria dei costi personali di assicurazione, bollo, tasse IPT, ecc. attuali, oltre ovviamente alla quota relativa al consumo energetico.
Il processo di cambiamento oramai è stato innescato e questo non si fermerà.
Anche noi in Italia dobbiamo essere attori del cambiamento, non è stando ai margini o peggio opponendosi che favoriremo le aziende italiane e i lavoratori italiani.