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JAGUAR 3.4La sua storia inizia a metà degli anni '50 con l'obiettivo di creare una berlina sportiva in grado di soddisfa...
04/09/2026

JAGUAR 3.4

La sua storia inizia a metà degli anni '50 con l'obiettivo di creare una berlina sportiva in grado di soddisfare le prestazioni e il comfort. Nel 1957 fu presentata come ulteriore sviluppo della MK1, lanciata nel 1955, e per la prima volta montava il potente motore a sei cilindri in linea da 3,4 litri.
Questa berlina sportiva si posizionò tra le coupé sportive e le imponenti berline di lusso. Rivoluzionari e innovativi furono i freni a disco opzionali su tutte e quattro le ruote.
Dal 1959, il motore da 3,4 litri fu ulteriormente sviluppato nella Jaguar Mark 2, anello di congiunzione tra le classiche auto sportive XK e le berline Jaguar orientate al comfort.

Il motore da 3,4 litri fu inizialmente montato sulla Mark 1 (dal 1957) e poi sulla sulla Mark 2 (dal 1959 al 1967). Questo motore rappresenta una pietra miliare nello sviluppo delle berline Jaguar. Il suo predecessore era il motore da 2,4 litri, e i suoi successori, oltre alla Mark 2, furono quelli delle XJ.
La Jaguar 3.4 litri ha definito nuovi standard grazie al suo motore, alla disponibilità di freni a disco su tutte le ruote e agli interni di alta qualità. Combinava la dinamica di guida (da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi) e un'ambiente interno lussuoso.
L'overdrive, il cambio automatico e optional come I vetri oscurati, la pelle, gli inserti in legno erano equipaggiamenti estremamente avanzate.

FERRARI Dino 208 GT4 - 1976Progettata come elemento complementare del marchio Dino, che già comprendeva la biposto Dino ...
03/09/2026

FERRARI Dino 208 GT4 - 1976

Progettata come elemento complementare del marchio Dino, che già comprendeva la biposto Dino 246 GT, la Dino GT4 rappresenta una pietra miliare nella storia della Ferrari per la notevole quantità di innovazioni introdotte. E' stata la prima vettura di serie prodotta dalla casa di Maranello ad adottare la configurazione V8 con motore centrale posteriore, la prima ad avere la distribuzione azionata da cinghie dentate in gomma, la prima e unica Ferrari di serie a portare la firma di Bertone.
Prodotta in soli 439 esemplari nel 1976

ALFA ROMEO 1750 GT Am - 1970La 1750 GT Am fu omologata per le corse GT, sulla base della versione 1750 GT Veloce costrui...
02/09/2026

ALFA ROMEO 1750 GT Am - 1970

La 1750 GT Am fu omologata per le corse GT, sulla base della versione 1750 GT Veloce costruita per il mercato USA - da qui la "Am" per "America". A differenza del modello venduto in Europa, la 1750 GTV - da cui nacque la GT Am - montava il sistema di iniezione meccanica indiretta Spica, che rispettava le norme americane sulle emissioni e ben si adattava anche alle corse. A differenza della Giulia Sprint GTA e della successiva GTA 1300 Junior, la "GT Am" aveva pannelli della carrozzeria in acciaio e passaruota rivettati in fibra di vetro, che conferivano alla vettura un aspetto molto aggressivo. Importanti modifiche furono apportate anche al motore, dotandolo di una potenza di 220 CV a 7500 giri al minuto per spingere la GT Am ad una velocità di 240 km/h.
La GT Am ottenne un grande successo nel Campionato Europeo GT quando Toine Hezemans, vinse il titolo Piloti nel 1970.

01/09/2026
1921. CONSEGNATA LA PRIMA BENTLEY 1️⃣ La prima Bentley, una 3-litre, targata KS 1661, venne acquistata dal ricco londine...
01/09/2026

1921. CONSEGNATA LA PRIMA BENTLEY

1️⃣ La prima Bentley, una 3-litre, targata KS 1661, venne acquistata dal ricco londinese Noel van Raalte, appassionato di motori e di corse.
Ma, sebbene van Raalte sia stato il primo cliente a ordinare una Bentley, non fu il primo a riceverla in consegna. ➡️ Questo onore spettò a lvor Llewellyn, che nell'agosto 1921 ricevette la prima delle sue tre 3-litre. Questo fu il terzo telaio di produzione, ed è sopravvissuta sino a oggi, ovviamente la Bentley di produzione più antica al mondo.

➡️ Inizialmente, le Bentley venivano prodotte a Cricklewood, nel nord di Londra.
La 3-Litre divenne un'auto molto popolare, mostrando la qualità costruttiva e l'abilità ingegneristica che da allora sono state un marchio di fabbrica dell'azienda. Infatti, negli oltre 125 anni di storia del marchio, oltre 200.000 auto sono state realizzate a mano, il 97 per cento dei quali è uscita dalla linea di produzione di Crewe da quando l'azienda vi si è trasferita nel 1946.
➡️ Oltre l'80% di tutte le Bentley prodotte per il mercato britannico è ancora oggi in circolazione
La 3-litre vinse la 24 Ore di Le Mans nel 1924 e 192, l'inizio di una serie di cinque vittorie Bentley in otto anni, con i leggendari Bentley Boys che dominavano il circuito.

TRIUMPH TR6Presentata nel 1968, la carrozzeria fu ridisegnata da Karmann a Osnabrück, in Germania. La Triumph forniva i ...
31/08/2026

TRIUMPH TR6

Presentata nel 1968, la carrozzeria fu ridisegnata da Karmann a Osnabrück, in Germania. La Triumph forniva i componenti meccanici, gli ingegneri tedeschi ne assicurarono un aspetto moderno.
Costruita sul classico telaio a longheroni e ereditando la robusta base della TR4 e della TR5, la TR6 si distingueva nel panorama delle auto sportive britanniche con il suo design contemporaneo.
La produzione continuò fino al 1976. Una grande parte dei veicoli fu esportata negli Stati Uniti. Complessivamente vennero prodotti dai 94.000 ai 96.000 esemplari, secondo le fonti, la roadster Triumph più venduta.
Tra le prime roadster di serie, montava i freni a disco anteriori e le sospensioni posteriori indipendenti. A seconda del mercato, era equipaggiata con iniezione meccanica Lucas (Europa) o con due carburatori (USA). Gli esemplari originali PI con specifiche complete, storia documentata e numeri di telaio e motore corrispondenti sono rari. Colori come il British Racing Green, il Saffron Yellow e il Mimosa Yellow erano comuni sulle strade di quell'epoca. Optional come l'overdrive, l'hardtop e il volante in legno ne miglioravano le prestazioni di guida e il valore collezionistico.

AC Aceca BristolBasata sulla biposto scoperta AC Ace, era una gran turismo costruita artigianalmente, con legno di frass...
30/08/2026

AC Aceca Bristol

Basata sulla biposto scoperta AC Ace, era una gran turismo costruita artigianalmente, con legno di frassino e tubi d'acciaio. Una caratteristica era il portellone posteriore, che rendeva l'Aceca la seconda auto, dopo l'Aston Martin DB2/4 del 1953, a incorporare questo elemento.

Si dice che il design del frontale dell'Ace e dell'Aceca risalga a un progetto realizzato da Pininfarina per la AC alla fine degli anni '40. L'auto rimaneva leggera grazie al suo telaio tubolare, il blocco motore ed I pannelli della carrozzeria in alluminio. I grandi cerchi a raggi da 16" e la distribuzione del peso quasi 50/50 garantivano un'eccezionale maneggevolezza.

Montava un motore Bristol di 1991cc, 6 cilindri in linea, da 125 Cv, basato su un progetto BMW con blocco in ghisa e testata in alluminio.

LA JAGUAR C-TYPE e i FRENI A DISCOLa visione di Malcolm Sayer, designer ed esperto di aerodinamica, portò alla creazione...
29/08/2026

LA JAGUAR C-TYPE e i FRENI A DISCO

La visione di Malcolm Sayer, designer ed esperto di aerodinamica, portò alla creazione della prima C-type con la sua forma fluida e aerodinamica.
➡️ Originariamente si chiamava XK120C, perché montava il motore, la trasmissione e le sospensioni della XK120. Per ottenere le massime prestazioni dalla vettura, Sayer arrivò a disegnare la sua sinuosa e aerodinamica carrozzeria grazie a complicate e originali formule matematiche. Sayer impiegò tutta la sua abilità artistica e le sue competenze nell’aerodinamica per arrivare alla definizione della C-type.
➡️ Disegnate, ingegnerizzate e costruite in appena sei mesi, 12 dipendenti Jaguar arrivarono a Le Mans con le tre C-type che avrebbero partecipato alla 24 Ore del 1951 guidandole da Coventry. Oltre alla coppia Walker-Whitehead che avrebbe vinto a una velocità media record di oltre 150 km/h, le altre due erano state affidate a Stirling Moss-Jack Fairman e Leslie Johnson-Clemente Biondetti.
➡️ Progettata con un telaio tubolare forato per contenerne il peso, la C-type migliorò anche la XK120. Gli sviluppi succedutisi nel corso del tempo, oltre alla prima applicazione dei freni a disco, inclusero l’utilizzo di cerchi da 16” a 60 razze sui modelli del 1953 per migliorare il raffreddamento dei freni stessi.
🏆 Alla 24 Ore di Le Mans di quell’anno, la C-type guidata da Duncan Hamilton e Tony Rolt infranse il muro delle 100 miglia orarie di velocità media, facendo registrare una media di 105,841 mph (oltre 170 km/h).
A questo successo contribuì anche l’uso di tre carburatori Weber che diedero un’ulteriore spinta al motore 3.4 litri sei cilindri in linea, portando la potenza da 200 a 220 CV. Questa potenza supplementare, abbinata ai freni a disco e alla carrozzeria alleggerita, contribuì al secondo trionfo a Le Mans.
➡️ L’auto vittoriosa nel 1953 portò all’utilizzo dei freni a disco, non solo nelle competizioni ma anche per l’impiego stradale. Le innovazioni ingegneristiche di Jaguar apportarono vantaggi a tutto il settore automobilistico, che beneficiò del know-how del brand nelle competizioni per migliorare l’esperienza di guida di tutti.

LANCIA Fulvia Sport Zagato Competizione - 1968Alla fine degli anni '60, il direttore del reparto corse Lancia, Cesare Fi...
28/08/2026

LANCIA Fulvia Sport Zagato Competizione - 1968

Alla fine degli anni '60, il direttore del reparto corse Lancia, Cesare Fiorio, commissionò a Zagato degli esemplari speciali della Fulvia. Basate sulla versione 1300 della Fulvia Sport, queste vetture dovevano presentare una carrozzeria alleggerita. Nacque così una delle auto da competizione più significative della sua categoria, la Fulvia Sport 1.3 Competizione.

➡️ Con il motore 4V da 1.300 cc e la carrozzeria in lega di alluminio rivettata alla scocca in acciaio, la versione da corsa della Sport Zagato era leggera, potente e vivace da guidare grazie alla trazione anteriore. Nell'epoca d'oro delle cronoscalate, dei rally e delle grandi gare di durata, questo modello si faceva notare sia per le prestazioni e le vittorie, che per il suo stile italiano opera della carrozzeria milanese fondata nel 1919 da Ugo Zagato. Tutta la carrozzeria, compreso il vano motore, era alleggerita da fori di diverse dimensioni, realizzati con precisione artigianale, e i finestrini erano di plexiglass molto più leggero, ad eccezione del parabrezza.

➡️ Destinata a team e piloti privati, questa versione da corsa fu prodotta in un numero limitato di esemplari: solo 25, secondo le fonti più attendibili. Tre vetture furono consegnate alla Squadra Corse HF, mentre altre tre finirono al Jolly Club Milano.
La Fulvia Sport Competizione vantava un ricco palmarès di successi e si trovava particolarmente a suo agio nella Targa Florio, dove si aggiudicò la vittoria di classe nel 1968, 1969 e 1971. Si ritiene che siano sopravvissuti 19 esemplari.

ATELIERS HENRI CHAPRON, il carrozziere della UsineLe conversioni della Citroën DS hanno rappresentato il fiore all'occhi...
27/08/2026

ATELIERS HENRI CHAPRON, il carrozziere della Usine

Le conversioni della Citroën DS hanno rappresentato il fiore all'occhiello degli Ateliers Henri Chapron.

➡️ La storia della carrozzeria francese inizia molto prima. Henri Chapron aprì la sua prima officina nel 1919. Nei primi anni, l'attività principale consisteva nella conversione di veicoli militari per uso civile. Solo nel 1923 Chapron iniziò a costruire carrozzerie per la Ford Model T e per la Delage.
➡️ La crescita dell'azienda subì un'interruzione durante la Grande Depressione, e fu grazie allo spirito imprenditoriale di Chapron che l'azienda riuscì a riprendersi, almeno in parte, grazie ai contratti negoziati con Delage e Delahaye per garantire la sopravvivenza dell'azienda negli anni Trenta.

➡️ Fu, però, la Citroën DS che il lavoro di Chapron raggiunse un punto di svolta. Dal 1958 in poi, produsse cabriolet e coupé con il proprio nome, e dal 1961 in poi sviluppò cabriolet di serie per conto di Citroën, che venivano vendute dai concessionari con il nome Usine.
Parallelamente, continuarono ad essere realizzate eleganti cabriolet e coupé, che riflettevano le linee di design di Chapron con nomi altrettanto eleganti come La Croisette, Concorde o Le Dandy.

➡️ La fine della produzione della DS segnò anche la fine degli Ateliers Henry Chapron. L'azienda continuò a produrre modelli speciali per le Citroën SM e CX, ma i bassi volumi di produzione non riuscirono a evitare il fallimento nel 1985.

Indirizzo

Rome

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