16/10/2026
🔵 SE SI FERMANO I TRATTORI E I CAMION, SI FERMA IL FUTURO. SERVE UNA BATTAGLIA COMUNE CON IL GOVERNO NAZIONALE‼️
Tortorelli (UIL Basilicata): «La crisi del carburante rischia di diventare una crisi sociale e occupazionale. La Regione non può risolverla da sola, ma deve intervenire sulle emergenze.
È il momento di ripensare anche l’organizzazione del lavoro, rilanciando smart working e settimana corta».
Quello che sta accadendo in Basilicata, con la mobilitazione degli agricoltori, degli autotrasportatori e di tanti cittadini, rappresenta un segnale che non possiamo sottovalutare. Non siamo di fronte soltanto a una protesta contro il caro carburante. Stiamo assistendo a una situazione che rischia di mettere in discussione la tenuta del nostro sistema economico, produttivo e sociale.
Lo dichiara Vincenzo Tortorelli, Segretario Generale della UIL Basilicata, intervenendo sulle difficoltà che stanno attraversando il mondo agricolo, l’autotrasporto e numerose attività economiche della regione.
«Quando un agricoltore non riesce più a sostenere i costi per coltivare la propria terra e un autotrasportatore fatica a garantire la continuità della propria attività, il problema non riguarda soltanto quelle categorie. Riguarda tutti noi. Perché dietro ogni trattore e ogni camion ci sono lavoratori, famiglie, imprese, comunità e un sistema di relazioni economiche che tiene in piedi il nostro territorio.
Se si ferma chi produce e chi trasporta, rischia di fermarsi un’intera economia. E quando l’economia si ferma, le prime conseguenze ricadono sul lavoro e sulle persone più fragili».
«I disagi sono già concreti: per i lavoratori che ogni giorno devono percorrere decine di chilometri per raggiungere il posto di lavoro, per le famiglie che vedono aumentare le spese quotidiane e per i cittadini che rischiano di subire rincari sui beni di prima necessità e difficoltà nei servizi e nei rifornimenti. Il caro carburante riduce il potere d’acquisto dei salari, pesa sui bilanci familiari e alimenta nuove disuguaglianze. Non possiamo chiedere a chi vive del proprio lavoro di pagare anche il prezzo di una crisi che non è in grado di controllare».
Per la UIL Basilicata occorre affrontare questa emergenza con senso di responsabilità, distinguendo le competenze nazionali da quelle regionali.
«Dobbiamo essere chiari con i cittadini: la questione dei carburanti, della fiscalità energetica e degli equilibri del mercato non può trovare una soluzione definitiva all’interno dei confini regionali. È una questione nazionale, che richiede scelte del Governo e un confronto con le parti sociali.
Per questa ragione riteniamo necessario costruire una battaglia comune della Basilicata nei confronti del Governo nazionale, coinvolgendo istituzioni, organizzazioni sindacali, rappresentanze del mondo agricolo, autotrasportatori, imprese e amministrazioni locali.
Non servono divisioni o iniziative isolate. Occorre una piattaforma condivisa che chieda interventi sul costo dei carburanti, sulla fiscalità, sul sostegno alle filiere produttive e sulla tutela dei redditi da lavoro.
La Basilicata, che contribuisce in maniera rilevante alla produzione energetica nazionale, deve poter rivendicare con forza una maggiore attenzione alle proprie specificità economiche e territoriali».
Tortorelli sottolinea, tuttavia, che attendere le decisioni nazionali non può diventare una giustificazione per l’immobilismo regionale.
«La Regione Basilicata non dispone degli strumenti per governare il prezzo del petrolio o modificare autonomamente le accise, ma possiede competenze e risorse per contenere alcuni effetti immediati della crisi.
Bisogna intervenire rapidamente sui costi che gravano sulle imprese agricole e dell’autotrasporto, sostenere le filiere maggiormente esposte, verificare le condizioni di accesso al credito e tutelare i livelli occupazionali.
È altrettanto urgente affrontare il problema degli approvvigionamenti, attraverso un monitoraggio delle scorte di carburante e una razionalizzazione della distribuzione, in raccordo con le autorità competenti, per evitare che eventuali difficoltà nei rifornimenti compromettano attività essenziali, trasporti, servizi pubblici e distribuzione dei beni di prima necessità.
Gli interventi annunciati dalla Regione devono tradursi in misure finanziate, verificabili e rapidamente accessibili. Le risposte devono arrivare quando servono, non quando le attività economiche hanno già chiuso».
La UIL Basilicata propone inoltre di aprire una riflessione immediata sull’organizzazione del lavoro.
«Di fronte a una crisi che incide sui costi della mobilità, dobbiamo avere il coraggio di rivedere anche alcuni modelli organizzativi.
Occorre rilanciare il lavoro agile, dove le mansioni lo consentono, nelle pubbliche amministrazioni e nelle imprese private, attraverso accordi che permettano di ridurre gli spostamenti quotidiani, alleggerire la spesa sostenuta dai lavoratori e contribuire a contenere il consumo di carburante.
Allo stesso tempo, proponiamo di aprire un confronto sulla sperimentazione della settimana lavorativa corta, a parità di salario e con una riduzione effettiva dell’orario di lavoro, attraverso la contrattazione collettiva e forme organizzative compatibili con le diverse attività.
Non si tratta di misure applicabili indistintamente a ogni professione, né di soluzioni capaci da sole di risolvere l’emergenza energetica. Ma sarebbe un errore rinunciare a strumenti che possono contribuire a ridurre i costi delle famiglie, migliorare la qualità del lavoro e rendere più sostenibile l’organizzazione produttiva.
A queste scelte devono accompagnarsi il rafforzamento del trasporto pubblico locale, l’incentivazione della mobilità condivisa e una migliore programmazione degli spostamenti nei territori».
Secondo Tortorelli, la crisi impone un cambiamento di prospettiva.
«Non possiamo continuare a ragionare come se il costo dell’energia, della mobilità e della vita quotidiana fosse un problema esclusivamente individuale. Un lavoratore che percorre decine di chilometri ogni giorno per raggiungere il proprio posto di lavoro subisce una riduzione indiretta del potere d’acquisto del salario. Un’impresa agricola o di trasporto che vede crescere i costi rischia di trasferirli sui prezzi, ridurre l’attività oppure comprimere l’occupazione.
Il costo della crisi non può essere scaricato sempre e soltanto su chi lavora, su chi produce e sulle famiglie.
Per questo bisogna ripensare le politiche pubbliche mettendo al centro il lavoro, la sostenibilità economica e la giustizia sociale».
La UIL Basilicata chiede quindi al Presidente della Regione Vito Bardi e al Consiglio regionale di promuovere un confronto straordinario con tutte le rappresentanze economiche e sociali per individuare gli interventi immediati di competenza regionale e definire una posizione unitaria da portare al Governo nazionale.
«La politica regionale, di maggioranza e di opposizione, deve saper trovare su queste questioni un terreno comune. Non possiamo trasformare un’emergenza sociale nell’ennesima occasione di contrapposizione.
È necessario unire le forze, individuare poche priorità concrete e costruire una risposta credibile.
La UIL Basilicata è pronta a fare la propria parte, ascoltando le ragioni di chi protesta e contribuendo a una mobilitazione responsabile, accompagnata da proposte precise.
La solidarietà, da sola, non basta. Occorre trasformare la preoccupazione in iniziativa, la protesta in confronto e il confronto in risultati».
Infine, Tortorelli rivolge un messaggio ai lavoratori e alle famiglie lucane.
«La Basilicata conosce già troppo bene il prezzo delle crisi economiche: lo spopolamento, la perdita dei posti di lavoro, i giovani costretti ad andare via e intere comunità che faticano a immaginare il proprio futuro.
Non possiamo permettere che un’altra crisi acceleri questi processi.
Difendere oggi gli agricoltori e gli autotrasportatori significa difendere domani i lavoratori, i pensionati, i giovani, le famiglie e la nostra economia.
Serve una battaglia comune, seria e responsabile, che parta dalla Basilicata e arrivi al Governo nazionale.
Perché il futuro di questa terra non si difende soltanto quando una fabbrica chiude o un’azienda è in crisi. Si difende prima, quando esistono ancora le condizioni per evitare che ciò accada.
Se si fermano i trattori e i camion, rischia di fermarsi il futuro di tutti. E noi non possiamo permetterlo».