05/07/2025
Benvenuti nel nuovo fronte dell’uguaglianza “progressista”: in Danimarca, dal 2026, anche le donne saranno arruolate con la forza. Perché? Perché servono carne da cannone.
Il piccolo regno nordico, totalmente allineato con le direttive NATO, ha svuotato i propri arsenali per mandarli a Kiev e ora, nel bel mezzo della corsa al riarmo, si scopre improvvisamente con troppo pochi soldati. La soluzione? Una bella “lotteria della parità” in cui ragazze e ragazzi di 18 anni verranno sorteggiati per servire lo Stato in uniforme. Se prima le donne potevano scegliere, adesso si “sceglie per loro”. Ma sempre in nome dell’uguaglianza, sia chiaro.
La stampa (1) celebra il passo come un trionfo del progresso. In realtà è solo l’ennesimo segnale di un’Europa in modalità pre-bellica, che militarizza i giovani, allunga la leva (da 4 a 11 mesi), e chiama il tutto «deterrenza collettiva». Più reclute significa più potenza di fuoco. Parola di ufficiale.
E la Danimarca non è certo un caso isolato. Ai confini con la Russia - dai Paesi Baltici alla Finlandia, dalla Polonia alla Romania - fioccano programmi analoghi: propaganda patriottica, spot televisivi, influencer in mimetica e “giornate dell’esercito” nelle scuole. Il messaggio è chiaro e coordinato: preparatevi. Non a pensare, ma a combattere.
In perfetta continuità con il modello danese, anche Berlino ha imboccato lo stesso sentiero. La Germania (2) ha annunciato la possibilità di reintrodurre il servizio militare obbligatorio già dal 1° gennaio 2026, se il numero di volontari non sarà sufficiente. L’obiettivo è incrementare l’esercito di almeno 100.000 soldati, per riportare le forze armate a una piena capacità operativa.
A questo si aggiunge la pressione crescente da parte della NATO, che ha richiesto un aumento delle truppe tedesche di ulteriori 50–60.000 unità per far fronte ai nuovi scenari bellici (3) e alla militarizzazione dell’Europa orientale. La Bundeswehr, già sottofinanziata e con un numero di effettivi ridotto, è ora al centro di una ristrutturazione massiccia.
Il ministro della Difesa ha lanciato un piano di “reclutamento nazionale” che prevede, oltre ai questionari obbligatori per i diciottenni, l’apertura di centri di arruolamento nelle scuole e campagne mediatiche mirate a “rieducare” l’opinione pubblica all’idea della leva.
L’estensione della coscrizione alle donne è oggetto di discussione avanzata, presentata come passo verso l’uguaglianza, ma con evidenti finalità belliche. In sostanza, la Germania si prepara a un’economia e una società in stato di guerra permanente.
Nel frattempo, anche nel Regno Unito (4) si respira aria da caserma. Pur non avendo mai ufficialmente abolito la leva - solo sospesa nel 1960 - il dibattito sulla sua reintroduzione si è intensificato negli ultimi mesi. Ex vertici militari, parlamentari conservatori e gruppi di think tank legati alla sicurezza nazionale (5) spingono per un “servizio nazionale moderno” rivolto ai giovani tra i 18 e i 25 anni, da reintrodurre entro il 2027.
Il piano, già discusso a livello governativo, prevede modelli ibridi: sei mesi di addestramento militare o dodici mesi di “servizi civili” in ambito sanitario e logistico, gestiti però sotto il cappello del Ministero della Difesa. Alcune scuole hanno iniziato a collaborare con il reclutamento attraverso attività “formative” in coordinamento con le forze armate.
Anche in questo caso, si parla di educazione civica e responsabilità sociale, ma la sostanza è chiara: si prepara una generazione all’impiego militare, travestendo il tutto con retorica patriottica.
Chi non capisce che viviamo già in uno stato di pre-guerra strutturale, mascherato da difesa dei valori, sta dormendo. E rischia di svegliarsi in divisa.
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FONTI:
(1) https://www.cbc.ca/news/denmark-women-conscription-1.7574028
(2) https://www.washingtonpost.com/world/2025/06/26/germany-militarization-defense-spending-unease/
(3) https://www.washingtonpost.com/world/2025/06/26/germany-militarization-defense-spending-unease/
(4) https://www.thetimes.co.uk/article/home-guard-to-protect-uk-from-attack-lg2wf0slx
(5) https://www.lboro.ac.uk/media-centre/press-releases/2025/june/uk-military-gap-year-proposal/