30/05/2026
Entra dal mare, scompare per 72 km sotto la Sardegna.
Non ci sono strade che ci portano. Non ci sono sentieri segnalati. L'unico modo per entrarci è salire su una barca a Cala Gonone e farsi portare direttamente alla parete rocciosa del Golfo di Orosei, dove si apre un ingresso a livello dell'acqua.
Si chiama Grotta del Bue Marino. Siamo nel Supramonte di Dorgali, Nuoro.
Il nome viene dalla foca monaca: i pastori sardi la chiamavano "boe marinu" — bue marino — per il verso gutturale, simile a quello di un bovino. La grotta era il suo ultimo rifugio nel Mediterraneo. Una spiaggia interna nascosta, protetta dal mare aperto, dove partoriva e svezzava i piccoli. Oggi quella spiaggia si chiama ancora "Spiaggia delle Foche".
Quando entri, la temperatura scende a 16 gradi fissi. L'acqua salata del Golfo penetra all'interno e forma un lago. Più avanti, un fiume sotterraneo d'acqua dolce ci scorre sopra. Il punto dove i due corpi d'acqua si toccano — salato e dolce, mare e montagna — è uno dei contrasti visivi più assurdi che si possano trovare sotto terra in Italia.
Spoiler: le stalattiti e le stalagmiti sono solo la parte decorativa.
Il percorso turistico attrezzato copre circa 900 metri del ramo sud. Novecento metri su 72 chilometri totali di gallerie. Quello che visiti è l'1,2% del sistema.
Il resto — decine di chilometri di cunicoli calcarei scavati nel Supramonte nel corso di milioni di anni — è buio totale, accessibile solo a speleologi con attrezzatura tecnica. Secondo il sito ufficiale della grotta, l'intero complesso è il secondo sistema carsico più lungo d'Italia.
All'ingresso del ramo sud ci sono incisioni rupestri. Cultura di Ozieri, Neolitico: una danza intorno a un simbolo solare. Qualcuno ha vissuto qui dentro — o ci è entrato con un motivo preciso — migliaia di anni prima che arrivassero le barche turistiche.
La costa del Golfo di Orosei sembra un confine. In realtà è una soglia.
In breve:
Grotta del Bue Marino, Golfo di Orosei: accessibile solo via mare, ingresso sulla parete rocciosa a livello dell'acqua.
Sistema carsico da 72 km — il secondo più lungo d'Italia — ma al turista si aprono solo circa 900 metri del ramo sud.
Il nome viene dalla foca monaca ('boe marinu'), che usava la grotta come rifugio per il parto. All'ingresso ci sono incisioni neolitiche della cultura di Ozieri.