27/09/2022
Ducati e Bautista hanno vinto con la spranga e demolito la concorrenza. Barcellona è un pistone, dove guidare la Panigale può dare un vantaggio, al punto che in molti mi avete scritto mortificati: “Però, con quel motore…”. Le gare sono destinate a ti**re fuori il meglio di ciascuna moto. Avere un motore veloce non è una colpa, ma un obiettivo: è lo scopo di qualunque moto da corsa, il sogno di ogni pilota. Sono le corse, e non vorrei che l’abitudine al “livellamento” delle prestazioni influisse negativamente sul buon senso con cui si dovrebbero guardare le corse, perché la natura di questo sport non è mai cambiata, anche se, nel tempo, il motorsport è virato verso show e spettacolo per comprimere verso il basso le prestazioni. Detto questo, il motore veloce non basta. Mediamente nei circuiti della SBK si guida con l’acceleratore completamente spalancato per meno del 30% del tempo. Significa che se hai un vantaggio di prestazioni, devi essere bravo a usarlo nei punti giusti. Il rettilineo? Certamente, devi avere però una moto che ti permette di uscire veloce dall’ultima curva con stabilità e grip, altrimenti fai come la Honda che ha uno scarto di 15 km/h di velocità massima tra gomma nuova e gomma finita. Inoltre occorre che la moto sia guidabile a gas chiuso, perché per più del 30% del tempo sul giro l’acceleratore di una SBK è a zero. Insomma, per vincere serve una moto a posto in tutte le aree e Bautista nelle ultime gare lo sta dimostrando: stacca, attacca e sorpassa come non ha mai fatto in precedenza. Questo è il vero cambiamento che Ducati ha fatto col suo pilota e che lo sta rendendo competitivo anche sulle piste meno favorevoli. Col suo capotecnico lavora insieme da anni e conosce le sue esigenze. Non dimentichiamo poi che ha corso 9 stagioni in MotoGP, è vice campione in 250 e titolato in 125. Alvaro un mediocre non è… Anche perché, via lui, Ducati non combatterebbe per il titolo nemmeno quest’anno. O no?