21/08/2026
🔴 Questo post è lungo e non parla di viaggi.
Tutti i giorni inizio il mio lavoro leggendo articoli di giornale, perchè mi occupo di mondo e bisogna che sappia cosa succede. A parte la mia passione per la conoscenza di cosa succede nel mondo, è un punto imprescindibile per fare la libraia di libri di viaggio, anzi vorrei iniziare a dire di libri "sul mondo" perchè onestamente per come sta andando questo mondo, del tema viaggi, come avrete potuto capire dalla piega che hanno preso buona parte dei miei eventi, me ne frega sempre meno.
E tutti i maledetti giorni che mi vado ad informare su guerre, notizie, cataclismi, crisi ecologica e compagnia bella, le prime pagine dei quotidiani mi sbattono in faccia l'ennesimo femminicidio.
Nel mio lavoro mi occupo di promuovere cultura, e per cultura non intendo libri fighi da vantarsi di aver letto, quella roba non mi interessa. Mi interessa promuovere cultura, che per me significa: capire cosa sta succedendo nel mondo, conoscerne la geografia e le culture, immedesimarsi nelle situazioni di chi è senza voce, provare ad informarsi sulla geopolitica, sforzarsi di fare qualcosa di attivo per la crisi ecologica, per i migliaia di morti in mare.. significa organizzare eventi e dibattiti su vari temi di attualità con professionisti/e per cercare di stare al mondo e di viaggiare in maniera rispettosa, etica e con consapevolezza. Vuol dire essere INCLUSIVO, NON DISCRIMINATORIO e questo non contempla nella maniera più assoluta la privazione della libertà altrui.
E tutti i maledetti giorni oltre alle tragedie del mondo devo leggere nel 2026, in Italia, dell'ennesima donna ammazzata. Non andiamo da nessuna parte così.
Ho portato a parlare giornaliste, scrittrici, viaggiatrici che hanno dedicato la loro vita alla necessità di denunciare, di testimoniare, di farci ragionare, di cambiare la rotta, di rompere gli stereotipi, di darci un esempio "altro" rispetto a dove e come questa società, per molti versi ancora medievale, ci vorrebbe; professioniste del calibro di Laura Silvia Battaglia, Valentina Tamborra, Elena Dak.. negli ultimi mesi abbiamo ascoltato le parole di Cristiana Cella per le donne in Afghanistan, Valeria Barbi per le biodiversità, Anne France Dautheville per i viaggi in solitaria in moto intorno al mondo, Asmae Dachan per la situazione in Siria, Chiara Piaggio per ribaltare gli stereotipi sull'Africa equatoriale..
ma non mi sembra che si vada da nessuna parte.
Si può scegliere vite tranquille, si può essere "normali", non importa necessariamente essere donne straordinarie; si può essere "ferme" e bloccate dalle proprie paure, ma MAI dalle paure di un uomo, MAI immobili perchè qualcuno crede di doverci dare il permesso.
Non ha alcun senso fare cultura su popoli diversi, su mondi altri, tenere lezioni sul ruolo delle grandi viaggiatrici di inizio secolo e passare sopra l'ennesima donna ammazzata di cui non voglio dimenticare il nome. Posso fare Don Chisciotte sul decidere di guadagnare una miseria, riguarda me e solo me, ma non di promuovere l'emancipazione attraverso i libri fintanto ci saranno questi numeri di femminicidi. Questa questione deve riguardare tutti e tutte!
Queste sono scrittrici, viaggiatrici, che non hanno dovuto chiedere il permesso per le imprese che hanno fatto, per i loro viaggi, per le loro conquiste. Donne che si sono autodeterminate, che hanno scelto liberamente come vivere.
Ed è anche per tutto quello che hanno fatto, che ci hanno insegnato, tramandato, che non dobbiamo girarci dall'altra parte.
La cultura come vezzo intellettuale non ha alcun senso.