29/08/2026
Alfa Romeo 147: la compatta che aveva il cuore di un'Alfa
Dopo essere partiti dall'Alfa Romeo 156, una delle automobili più rappresentative della scuola italiana tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, ed essere andati oltralpe con la Audi A3 8L, continuiamo il nostro viaggio in rigoroso ordine alfabetico.
Restiamo quindi sulla lettera A e questa volta torniamo in Italia per parlare di un'altra protagonista assoluta di quella generazione: l'Alfa Romeo 147.
Una vettura che, come la 156, è stata capace di rappresentare un momento particolarmente importante nella storia recente del Biscione, portando nel segmento C una combinazione di stile, tecnologia e piacere di guida che all'epoca non era affatto scontata.
La 147 arriva nel 2000 come erede delle 145 e 146, raccogliendo idealmente il testimone della 156 e trasferendone parte della filosofia tecnica e stilistica in una categoria più compatta.
Ma se la 156 aveva il compito di riportare Alfa Romeo nel cuore del segmento D, la 147 doveva conquistare un pubblico ancora più ampio, offrendo una vettura capace di essere sportiva e piacevole da guidare, ma allo stesso tempo sufficientemente pratica per l'utilizzo quotidiano.
E ci riuscì.
La prima serie: una linea ancora oggi inconfondibile
Disegnata dal Centro Stile Alfa Romeo sotto la direzione di Walter de Silva, la prima serie della 147 è, a mio avviso, quella che meglio rappresenta il carattere originale del modello.
Il frontale era immediatamente riconoscibile, con lo scudetto Alfa Romeo perfettamente integrato nel cofano e soprattutto con quei particolarissimi gruppi ottici anteriori che contribuivano a darle un'espressione unica.
La versione a cinque porte, con le maniglie posteriori nascoste nel montante, riprendeva una soluzione già vista sulla 156 e riusciva a mantenere un aspetto quasi da coupé.
Ed è proprio questa personalità che, personalmente, continuo ad apprezzare maggiormente.
Il successivo restyling avrebbe reso la 147 più moderna e aggressiva, grazie soprattutto al nuovo frontale firmato da Giorgetto Giugiaro, ma secondo me la prima serie rimane più personale.
Ha qualcosa che il restyling ha inevitabilmente attenuato: una precisa identità stilistica.
La forma dei fari, il frontale originale e l'equilibrio generale della carrozzeria fanno della prima serie una delle compatte più riconoscibili di quegli anni.
Il debutto
La 147 viene presentata nel 2000 e inizialmente viene proposta esclusivamente con carrozzeria a tre porte.
Nel 2001 arriva la cinque porte.
Il successo è immediato e nello stesso 2001 la 147 conquista il prestigioso titolo di Auto dell'Anno, confermando la bontà del progetto.
Ma la sua forza non era soltanto estetica.
La 147 aveva una caratteristica che sarebbe diventata uno dei suoi marchi di fabbrica: il comportamento stradale.
Lo sterzo era preciso e diretto, l'avantreno molto efficace e la tenuta di strada era semplicemente notevole per una vettura del segmento C.
Era una macchina che riusciva a trasmettere al guidatore quella sensazione di controllo e di coinvolgimento che molti costruttori avevano ormai iniziato a sacrificare in favore di un'impostazione più neutra e filtrata.
La gamma dei motori
Al debutto la gamma benzina comprendeva i quattro cilindri Twin Spark 16V:
- 1.6 Twin Spark 105 CV
- 1.6 Twin Spark 120 CV
- 2.0 Twin Spark 150 CV
Sul fronte diesel arrivò il 1.9 JTD, inizialmente nelle versioni da 110 e successivamente 115 CV.
Nel corso della carriera la gamma sarebbe stata continuamente aggiornata, con l'arrivo dei più moderni JTDm e delle versioni più potenti, fino ad arrivare alle sportive Q2, Ducati Corse e naturalmente alla straordinaria GTA.
1.6 Twin Spark 105 e 120 CV
Tra le motorizzazioni più diffuse della 147 ci sono naturalmente i due 1.6 Twin Spark.
A prima vista potrebbero sembrare semplicemente due versioni dello stesso motore con una diversa potenza, ma c'è una differenza tecnica importante.
Il 1.6 Twin Spark 105 CV non dispone del variatore di fase, mentre il 120 CV è dotato del variatore di fase sull'albero a camme di aspirazione.
Entrambi hanno 1.598 cm³, quattro cilindri e 16 valvole, ma il 120 CV rappresenta l'interpretazione più sofisticata e brillante.
Il 105 CV è più tranquillo e progressivo e, per questo, si presta particolarmente bene all'utilizzo quotidiano.
Il 120 CV ha invece un carattere più vivace e gratifica maggiormente chi ama sfruttare il motore agli alti regimi.
In altre parole:
105 CV: la 147 da usare.
120 CV: la 147 da guidare.
Il 2.0 Twin Spark 150 CV
Al vertice della gamma benzina ordinaria troviamo il 2.0 Twin Spark 150 CV.
È la versione che più di tutte riesce a coniugare l'utilizzo quotidiano con un carattere realmente sportivo, senza arrivare agli eccessi della GTA.
Per un appassionato che oggi volesse acquistare una 147 benzina da conservare e contemporaneamente utilizzare, una 2.0 Twin Spark 150 CV manuale, preferibilmente tre porte, rimane una delle configurazioni più interessanti.
Il diesel e il successo del 1.9 JTD
La 147 ha avuto un ruolo importante anche nella diffusione dei diesel common rail del gruppo Fiat.
Nel corso della sua carriera il 1.9 JTD viene proposto in numerose evoluzioni, arrivando fino ai più moderni 1.9 JTDm 120, 150 e 170 CV.
La 147 diesel è diventata così una delle compatte più interessanti per chi cercava consumi contenuti senza rinunciare a prestazioni e piacere di guida.
Ma alcune versioni sono diventate particolarmente interessanti anche per l'appassionato.
La Q2
La 147 Q2 rappresenta una delle evoluzioni tecniche più interessanti.
Il sistema Q2 utilizza un differenziale autobloccante anteriore Torsen, capace di migliorare la motricità e rendere ancora più efficace la vettura in accelerazione e in percorrenza di curva.
La combinazione con il 1.9 JTDm 150 CV è probabilmente quella che oggi prenderei maggiormente in considerazione tra le diesel.
Una vettura veloce, relativamente parsimoniosa e soprattutto dotata di una caratteristica tecnica che la rende particolarmente interessante anche agli occhi dell'appassionato.
La Ducati Corse
Nel 2007 arriva la 147 Ducati Corse, realizzata in collaborazione con Ducati.
Il 1.9 JTDm viene portato a 170 CV e abbinato al sistema Q2.
È una delle versioni speciali più interessanti della carriera della 147 e oggi rappresenta una scelta particolarmente curiosa per chi vuole qualcosa di diverso dalla normale gamma.
Un esemplare originale e ben conservato è sicuramente da tenere d'occhio.
La 147 GTA: il capolavoro
E poi c'è lei.
La 147 GTA.
Nel 2002 Alfa Romeo decide di trasformare la sua compatta in una vera sportiva installando sotto il cofano il leggendario 3.2 V6 24V Busso da 250 CV.
La carrozzeria viene completamente rivista, con carreggiate allargate, paraurti specifici, minigonne, spoiler e cerchi dedicati.
Ma il vero protagonista è naturalmente il V6.
Un motore aspirato di 3,2 litri e sei cilindri montato su una compatta a trazione anteriore.
Una combinazione che oggi appare quasi inconcepibile.
La GTA raggiunge circa 246 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in circa 6,3 secondi.
Era disponibile con cambio manuale a sei rapporti oppure Selespeed, ma per un appassionato la scelta più desiderabile rimane senza dubbio la manuale.
Oggi la GTA è ormai una vera youngtimer sportiva da collezione.
Ma, come vedremo, non significa necessariamente che sia la 147 che personalmente sceglierei di più per la conservazione.
Il restyling del 2004
Nel 2004 arriva il restyling firmato Giorgetto Giugiaro.
Il frontale cambia radicalmente, con nuovi gruppi ottici, nuova calandra e nuovi paraurti. Anche il posteriore e gli interni vengono aggiornati.
La 147 diventa più moderna e aggressiva.
È una bella evoluzione, ma personalmente continuo a preferire la prima serie.
Non è una questione di quale sia più bella in assoluto.
È una questione di personalità.
La prima serie aveva una linea più particolare, soprattutto grazie alla forma dei fari anteriori e al disegno complessivo del frontale.
Il restyling è più moderno.
La prima serie è, per me, più Alfa.
La mia 147
La mia storia personale con la 147 comincia nel febbraio 2015.
In quel periodo decisi di sostituire la mia Alfa Romeo GTV 916 2.0 Twin Spark del 1999.
La decisione nasceva soprattutto da una necessità familiare.
In casa avevamo infatti praticamente tutte automobili a tre porte: mia moglie Federica aveva una Opel Astra GTC, mentre io utilizzavo una Opel Corsa 1.2i 16V Sport come auto tuttofare.
Con la prospettiva, da lì a poco, di allargare la nostra famiglia, avevamo bisogno di una macchina più versatile e pratica, soprattutto nell'utilizzo quotidiano.
Fu così che iniziai a cercare una cinque porte e trovai tramite un annuncio online proprio la 147 che sarebbe entrata nella nostra famiglia.
L'annuncio era stato pubblicato da un rivenditore multimarche di Bergamo, un'ex concessionaria ufficiale Alfa Romeo.
Il titolare era il compianto Ferruccio.
Quella che era iniziata come una semplice compravendita sarebbe poi diventata una bella amicizia nata dalla comune passione per le automobili.
La vettura era una Alfa Romeo 147 1.6 Twin Spark 105 CV Distinctive 5 porte del 2003, nel particolare colore Azzurro Gabbiano.
Era praticamente quasi full optional.
Aveva interni in pelle blu, climatizzatore automatico bizona, bracciolo anteriore, quattro alzacristalli elettrici e cerchi in lega da 15 pollici nel disegno Distinctive.
Per una segmento C dell'epoca era una dotazione decisamente ricca.
Prima della consegna Ferruccio la fece tagliandare e controllare dalla A alla Z.
Al momento del ritiro aveva 164.000 km.
Rimase con noi fino ad agosto 2017, quando la permutammo per la Renault Captur, scelta da mia moglie come sua automobile personale.
Il ricordo che mi ha lasciato
Della mia 147 ho sempre apprezzato soprattutto la tenuta di strada.
Per una segmento C era davvero notevole.
Lo sterzo era preciso, diretto e comunicativo, praticamente ineccepibile per la categoria.
E poi c'erano i sedili, che ricordo come particolarmente comodi.
Il 1.6 Twin Spark 105 CV non era certamente un motore sportivo, ma il telaio era talmente valido che anche con quella motorizzazione riusciva a trasmettere il carattere Alfa Romeo.
Il suo limite era invece una meccanica non particolarmente robusta, accompagnata da rifiniture non eccellenti.
Era insomma una macchina nella quale il telaio sembrava meritare qualcosa di più rispetto alla qualità di alcuni componenti meccanici e di alcune finiture.
Ma il ricordo complessivo rimane assolutamente positivo.
Quanto vale oggi una Alfa Romeo 147?
Nel 2026 la 147 è ancora una youngtimer relativamente accessibile, ma il mercato comincia a distinguere sempre più nettamente tra un esemplare qualsiasi e una vettura originale, ben conservata e con una storia documentata.
Indicativamente, sul mercato italiano:
1.6 Twin Spark 105 CV: circa 1.000-2.000 euro per esemplari da sistemare o molto chilometrati, 2.500-4.000 euro per una buona vettura e fino a circa 4.500-5.500 euro per un esemplare particolarmente conservato.
1.6 Twin Spark 120 CV: circa 1.500-3.500 euro, con gli esemplari migliori intorno ai 4.000-5.000 euro.
2.0 Twin Spark 150 CV: circa 2.500-4.000 euro per gli esemplari comuni e 5.000-7.000 euro per una vettura in ottime condizioni, soprattutto se tre porte e manuale.
1.9 JTD/JTDm: generalmente tra 1.000 e 4.000 euro, a seconda di motorizzazione, chilometraggio e condizioni.
1.9 JTDm 150 CV Q2: indicativamente 3.000-5.000 euro per gli esemplari più chilometrati e 5.000-7.500 euro per quelli migliori.
Ducati Corse 170 CV: indicativamente 6.000-10.000 euro, con gli esemplari migliori che possono superare questa cifra.
147 GTA 3.2 V6: qui siamo ormai in un'altra categoria. Le manuali vengono proposte indicativamente tra 20.000 e 30.000 euro, con gli esemplari più belli, originali e poco chilometrati capaci di superare i 30.000 euro.
Naturalmente parliamo soprattutto di prezzi richiesti negli annunci, non necessariamente dei prezzi ai quali le automobili vengono effettivamente vendute.
Quale comprerei oggi?
Se oggi cercassi una 147 come auto tuttofare, sceglierei proprio una configurazione che trovo particolarmente equilibrata:
1.9 JTD 115 CV Distinctive, 3 porte, prima serie e cambio manuale.
Una versione che unisce consumi contenuti, buona autonomia, robustezza e praticità, mantenendo intatto il carattere della prima 147.
Se invece volessi qualcosa di più brillante, sceglierei una 1.6 Twin Spark 120 CV 3 porte.
Per un appassionato di guida, una 2.0 Twin Spark 150 CV manuale 3 porte rimane una delle configurazioni più interessanti.
Tra le diesel, la 1.9 JTDm 150 CV Q2 è probabilmente quella che prenderei maggiormente in considerazione.
La Ducati Corse 170 CV Q2 è invece la scelta per chi cerca una versione speciale e più rara.
Ma quando parliamo di conservazione e collezionismo, il discorso per me cambia completamente.
Cosa significa davvero, per me, collezionare un'automobile
Quando parlo di automobili da conservare e di possibile interesse collezionistico, non penso necessariamente alla versione più potente, più rara o più costosa.
Anzi.
La mia idea di automobile da preservare è spesso molto più semplice e, forse proprio per questo, molto più affascinante.
Non sono uno di quelli che pensa che per essere interessante un'automobile debba necessariamente essere il top di gamma.
Non mi interessa avere per forza la versione più potente.
Non mi interessa inseguire soltanto la sigla più prestigiosa.
E soprattutto non penso che il valore di un'automobile sia determinato esclusivamente dal suo motore.
Per me conta l'esemplare.
Conta quanto è stato conservato.
Conta la sua originalità.
Conta la sua storia.
Conta il chilometraggio.
Conta la documentazione.
E conta soprattutto il motivo per cui quella macchina è stata acquistata e vissuta.
Per questo, con un budget importante, una 147 GTA 3.2 V6 manuale sarebbe certamente una scelta straordinaria.
Ma non è necessariamente quella che mi emozionerebbe di più.
Scendendo di budget, prenderei molto volentieri una 2.0 Twin Spark 150 CV prima serie, 3 porte e cambio manuale, soprattutto se originale, ben conservata, con pochi chilometri e una storia documentata.
Ma la mia vera ricerca potrebbe essere ancora più semplice.
Cercherei una 1.6 Twin Spark 120 CV, preferibilmente prima serie, magari una Distinctive riccamente accessoriata, con pochi chilometri, possibilmente unico proprietario, completamente originale e soprattutto conservata in condizioni eccezionali.
Ancora meglio se con un colore vivace o comunque particolare, capace di valorizzare quella linea che personalmente considero più riuscita della prima serie.
Perché oggi una 1.6 Twin Spark 120 CV perfetta, originale e con pochi chilometri può essere molto più difficile da trovare di una GTA ben conservata.
Ed è proprio questo il paradosso.
Una GTA era un'automobile particolare già quando era nuova.
Chi la comprava spesso lo faceva consapevolmente come seconda o terza vettura, magari proprio per passione.
Una normale 147 1.6, invece, nasceva con tutt'altro destino.
Era l'automobile di famiglia.
Era l'auto del pendolare.
Era quella con cui si andava al lavoro, si accompagnavano i figli a scuola, si faceva la spesa e si partiva per le vacanze.
Veniva parcheggiata sotto casa.
Veniva utilizzata.
Veniva sfruttata.
E proprio per questo oggi è molto più difficile trovare un esemplare davvero eccezionale.
Ed è qui che, secondo me, nasce il vero fascino.
Immagino, per esempio, un uomo ormai vicino alla pensione che, dopo anni di lavoro e sacrifici, decide finalmente di comprarsi la macchina che aveva sempre desiderato.
Non una GTA.
Non una sportiva da 250 CV.
Ma una bella 1.6 Twin Spark 120 CV, magari Distinctive, con diversi optional, un colore particolare, interni curati e possibilmente un bel set di cerchi.
La compra nuova.
La paga con sacrificio.
La porta a casa.
E decide di tenerla in garage.
La usa con attenzione, la manutiene regolarmente e magari, dopo vent'anni, quella macchina ha ancora pochi chilometri, la carrozzeria originale e gli interni praticamente intatti.
Ecco.
Quella, per me, è un'automobile da collezione.
Non perché sia potente.
Non perché sia rara sulla carta.
Ma perché racconta una storia.
Racconta una vita di lavoro.
Racconta un sacrificio.
Racconta un sogno finalmente realizzato.
E racconta la soddisfazione di una persona che, semplicemente, un giorno ha potuto dire:
“Finalmente me la sono comprata.”
Quella macchina magari non valeva nulla agli occhi di chi cercava soltanto cavalli, prestazioni o prestigio.
Per il suo proprietario, invece, poteva valere quanto una Ferrari.
Non perché fosse una Ferrari.
Ma perché era la sua Ferrari.
Ed è proprio questo che spesso dimentichiamo quando parliamo di automobili da collezione.
La versione più prestigiosa non è necessariamente quella che considero più interessante da salvare.
A volte il vero pezzo da collezione è semplicemente l'automobile normale che nessuno ha pensato di conservare.
Quella che non è mai stata considerata speciale.
Quella che non aveva il motore più potente.
Quella che non era destinata al garage del collezionista.
Quella che per il suo proprietario era semplicemente la sua macchina.
E forse è proprio questo il genere di automobile che questa rubrica vuole raccontare e, soprattutto, contribuire a preservare.
Il senso di questa rubrica
Questa rubrica non vuole in alcun modo incentivare, né tantomeno dare adito, a chi considera determinate automobili esclusivamente come una semplice opportunità per risparmiare sul bollo o usufruire di una tassazione ridotta.
L'obiettivo è un altro.
La rubrica è rivolta esclusivamente a quegli appassionati che, ancora oggi, cercano il giusto compromesso tra il piacere di guida di un'automobile ancora poco filtrata dall'elettronica e il comfort, la sicurezza e la praticità delle vetture moderne.
Automobili che non siano necessariamente da considerare soltanto come oggetti da collezione, ma che possano ancora essere vissute, guidate e apprezzate nel quotidiano.
Perché una youngtimer, prima ancora di essere un possibile investimento o un modo per risparmiare, è soprattutto un'automobile da vivere e una parte della storia dell'automobile da preservare.
Una rubrica nata da un'idea di Salvatore Laserra e dalla passione per quelle automobili che, anche dopo tanti anni, continuano a farci voltare quando le incontriamo per strada. ❤️🚗
In conclusione
La 147 è stata una delle Alfa Romeo più importanti della sua generazione.
Ha raccolto l'eredità della 156 e l'ha portata in un segmento più compatto, riuscendo a essere contemporaneamente familiare, pratica e divertente.
Non era perfetta.
La meccanica poteva essere fragile, alcune finiture non erano all'altezza e la qualità costruttiva non rappresentava certamente il punto più alto della produzione Alfa Romeo.
Ma aveva qualcosa che ancora oggi conta.
Sapeva emozionare.
Aveva uno sterzo preciso, un telaio eccellente e una linea che, soprattutto nella prima serie, aveva una personalità difficile da confondere.
La mia era una semplice 1.6 Twin Spark 105 CV Distinctive 5 porte.
Non era una 120 CV con variatore di fase.
Non era una 2.0.
Non era una Q2.
E certamente non era una GTA.
Era semplicemente la macchina di cui la mia famiglia aveva bisogno in quel momento.
Ma forse è proprio questo il senso delle youngtimer.
Non ricordiamo soltanto le automobili che abbiamo desiderato.
Ricordiamo soprattutto quelle che abbiamo realmente vissuto.
E la mia 147, dal febbraio 2015 all'agosto 2017, è stata una di quelle.
Una macchina imperfetta, ma con un'anima.
Una macchina che, nel suo piccolo, era dannatamente Alfa Romeo.
E se oggi dovessi cercarne una, la scelta dipenderebbe prima di tutto da ciò che voglio farne.
Come auto tuttofare, sceglierei senza esitazioni la 1.9 JTD 115 CV Distinctive 3 porte, prima serie e manuale.
Se volessi una benzina da guidare e conservare, guarderei alla 2.0 Twin Spark 150 CV prima serie, 3 porte e manuale.
Se invece cercassi qualcosa di più semplice, ma con un vero potenziale affettivo e collezionistico, andrei alla ricerca di una 1.6 Twin Spark 120 CV prima serie, magari Distinctive, riccamente accessoriata, con pochi chilometri, unico proprietario, completamente originale e possibilmente in un colore vivace.
E, naturalmente, con un budget importante, la 147 GTA 3.2 V6 manuale rimane una scelta straordinaria.
Ma non perché sia la più potente.
Non perché sia la più costosa.
Non perché sia il top di gamma.
Semplicemente perché è una GTA.
Eppure, personalmente, potrei emozionarmi molto di più davanti a una 1.6 Twin Spark rimasta per vent'anni nello stesso garage, ancora con la sua vernice originale, i suoi interni intatti, pochi chilometri sul contachilometri e magari ancora le targhe della sua prima immatricolazione.
Perché quella macchina potrebbe raccontarmi qualcosa che una semplice scheda tecnica non potrà mai raccontare.
Potrebbe raccontarmi la storia di qualcuno.
E alla fine, forse, è proprio questo che cerchiamo quando decidiamo di salvare un'automobile dal tempo.
Non soltanto quattro ruote.
Non soltanto un motore.
Non soltanto una bella carrozzeria.
Ma un pezzo di vita.
Una storia.
Un ricordo.
E magari il sogno di un uomo che, dopo una vita di sacrifici, un giorno è riuscito finalmente a comprarsi la macchina che voleva.
E per lui quella non era una semplice 1.6 Twin Spark.
Era la sua macchina.
Ed è questo che, per me, rende un'automobile davvero speciale. ❤️🚗