AFAP - Amici Forze Armate e di Polizia

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19/02/2024

Caro Presidente Vincenzo De Luca,

ho visto e rivisto decine di volte quelle orrende immagini dove Lei offende, insulta e alza la voce, in maniera del tutto provocatoria, nei confronti di chi potrebbe solo insegnarvi cosa significa rappresentare le Istituzioni con serietà e grande professionalità.

Quelle Istituzioni che anche Lei dovrebbe rappresentare in quanto eletto democraticamente dal popolo e che quindi dovrebbe, ancor più degli altri, rispettare, onorare e difendere.

Il suo comportamento, le sue parole, sono davvero raccapriccianti, inaccettabili e vergognose. Un atteggiamento da bullo che non si addice a chi dovrebbe dare, invece, il buon esempio. Cosa sarebbe successo se di fronte a Lei avesse trovato un uomo dello Stato con la sua stessa squallida arroganza?

Nessuno mette in discussione il sacrosanto diritto di protestare contro una iniziativa del Governo ma questo, ovviamente, non consente a nessuno di abusare del proprio ruolo istituzionale e, soprattutto, di aggredire verbalmente gli uomini e le donne delle Forze dell'Ordine, “colpevoli” di svolgere il proprio lavoro e di garantire la sicurezza dei cittadini.

Scrivo questo, Presidente, perché Lei ha maltratto una grande categoria, ha offeso la straordinaria famiglia delle Forze dell'Ordine. Ha maltrattato un collega, un fratello, un uomo che in quel momento garantiva il rispetto della legge, definendolo “pinguino”.

Mi chiedo cosa ci sia dietro quella definizione. Davvero vorrei tanto comprendere cosa ha voluto dire al mio collega definendolo in quel modo. Mi chiedo anche, cosa avrebbe detto il Partito Democratico, il suo partito, rimasto in religioso silenzio, se qualcuno avesse magari definito Lei “pinguino”. Se far rispettare le leggi, servire le Istituzioni, garantire l’ordine pubblico e l’incolumità dei cittadini vuol dire essere dei “pinguini”, allora viva i pinguini.

Lei, però, caro Presidente, mi dispiace dirlo, è solo un “pagliaccio politico” perché dopo quelle parole, dopo quel comportamento indecoroso non è più degno di rappresentare le Istituzioni.

Ammettere di aver sbagliato e assumersi le proprie responsabilità non è segno di debolezza, bensì è un atto di coraggio. Chieda scusa Presidente perché, forse, è ancora in tempo!

A voi, fratelli e sorelle in divisa, uomini e donne in uniforme, la mia totale riconoscenza e gratitudine.

Con affetto

Un servitore dello Stato

04/01/2023

Il 4 gennaio 1991 la Strage del Pilastro dove vennero trucidati tre giovani Carabinieri Mauro Mittilini, Otello Stefanini, Andrea Moneta.
Alla centrale operativa dei Carabinieri squilla l allarme di emergenza.. C è uno dei nostri carabinieri steso a terra. Quando i soccorritori arrivano trovano tre corpi straziati dei 3 carabinieri trucidati dai componenti della banda della Uno Bianca. Una delle pagine più feroci scritte dai killer della uno bianca.C’erano due Uno, la sera del 4 gennaio 1991, in via Casini al Pilastro. C’era la Uno blu dei carabinieri Andrea Moneta, Otello Stefanini e Mauro Mitilini. Giovanissimi, tutti e tre. E c’era una Uno bianca con feroci assassini armati di fucile d’assalto AR 70. La raffica improvvisa di colpi devastò i corpi dei tre militari. Erano lì per controllare le ex scuole Romagnoli, occupate da stranieri. Erano solo tre ragazzi che stavano facendo il proprio dovere! Onori!

17/12/2021

Mi chiamo Antonio Sarno, amico e collega di Ivan di Martino. Ho aperto questa raccolta … Antonio Sarno needs your support for Aiutiamo Ivan e la sua famiglia

Tenta di impedire una rapina, gravissimo un carabiniere
30/11/2021

Tenta di impedire una rapina, gravissimo un carabiniere

E' stato colpito da due coltellate al torace (ANSA)

17/11/2021
Palermo. 19 luglio 1992. È una delle tante domeniche d’estate quando alle 16.58 venne azionato l’esplosivo posizionato n...
19/07/2021

Palermo. 19 luglio 1992.
È una delle tante domeniche d’estate quando alle 16.58 venne azionato l’esplosivo posizionato nella Fiat 126 in al passaggio del giudice . Fu un massacro.

Nell’esplosione, oltre a Borsellino, persero la vita i cinque agenti della scorta: Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), il capo-scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo.

Insieme a Giovanni Falcone, il giudice palermitano ha rappresentato per l’Italia intera il simbolo della lotta contro la , grazie alla sua profonda cultura giuridica e il coraggio rivoluzionario di rendere il ruolo del giudice istruttore coerente con i principi costituzionali.

A 29 anni di distanza dalla terribile strage, fra indagini, mandanti e processi dello Stato si cerca ancora una verità definitiva sulla morte dei due giudici. Un'ombra lunghissima che ancora non è stata dissolta.

Indirizzo

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Cava De' Tirreni
84013

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