02/09/2026
Condivido appieno lo sfogo di un piccolo imprenditore, perché oggi sento che parla anche di me.
Negli ultimi 18 mesi la mia piccola attività di autolavaggio ha subito tre controlli ambientali.
Sì, tre.
L’ultimo il 15 luglio scorso, da parte della Polizia Provinciale, con esito regolare.
E sia chiaro: i controlli sono giusti.
Anzi, devono esserci.
Io per primo voglio che chi lavora rispetti le regole, tuteli l’ambiente e faccia le cose per bene.
Ma oggi mi viene spontaneo chiedermi una cosa:
davvero siamo noi piccoli imprenditori il problema?
Quelli che ogni mattina alle 7:30 sono già nella propria attività?
Quelli che ci mettono la faccia.
Quelli che mettono in gioco i propri risparmi, il proprio tempo, la propria famiglia e spesso anche la propria serenità.
Quelli che lavorano tutto il giorno per riuscire, a fine mese, a portare a casa qualcosa di onesto.
Io sono uno di quelli.
Sono in regola.
Pago tasse, spese, contributi.
Ogni volta che posso investo nella mia attività, nella sicurezza e in tutto ciò che serve per ridurre al minimo l’impatto ambientale.
Lo faccio perché è giusto.
Ma lo faccio anche perché so che basta un errore, una contestazione o una violazione per mettere in discussione anni di sacrifici.
E allora faccio tutto quello che devo fare.
Mi adeguo.Investo.Mi sottopongo ai controlli.E vado avanti.
Poi però guardo quello che sta succedendo a pochi chilometri da me e mi sale una rabbia difficile da spiegare.Perché oggi sono costretto a chiudere la mia attività.Perché il nostro Dio mi ha già “ scampato”più di una volta ad un bruto male.
Non perché abbia fatto qualcosa di sbagliato.Non perché non sia in regola.
Ma perché devo proteggere me stesso, i miei collaboratori e le persone che ogni giorno entrano nella mia attività.
Devo scegliere tra lavorare e respirare.
E questa, sinceramente, è una cosa che mi fa male.
Perché dietro quel cancello che oggi sono costretto a chiudere non c’è solo un’attività.Ci sono anni della mia vita.Ci sono sacrifici.Ci sono soldi investiti.Ci sono notti passate a pensare a come far quadrare tutto.
Ci sono persone che lavorano con me.Ci sono responsabilità che mi porto addosso ogni giorno.
E soprattutto ci sono io.
Una persona che, come tanti altri piccoli imprenditori, cerca semplicemente di lavorare onestamente e di costruirsi una vita dignitosa.
Per questo non contesto i controlli.
Contesto il fatto che, quando succedono cose come quella che stiamo vivendo oggi, viene spontaneo chiedersi dove siano stati i controlli prima.
Perché controllare chi è visibile è facile.Chi apre ogni mattina.
Chi ha un’attività.
Chi ha un’insegna.
Chi ha un nome e un indirizzo e sai che ogni mattina è lì a prendersi qualsiasi responsabilità.
Molto più difficile, forse, è andare a fondo dove i problemi rimangono per anni senza che nessuno intervenga.
E allora sì, qualcosa si è inceppato.
Perché oggi a pagare le conseguenze siamo noi.
Le nostre famiglie.
I nostri dipendenti.
Le nostre aziende.
I nostri concittadini
E soprattutto la nostra salute.
Per questo faccio mie le parole di questo piccolo imprenditore:
“È arrivato il momento di smetterla di guardare soltanto a chi è più facile da controllare e iniziare a fare le cose veramente in modo serio.”
Io non chiedo di essere lasciato in pace.
Chiedo di essere trattato come tutti gli altri.Se devo rispettare le regole, le rispetto.
Ma voglio sapere che quelle stesse regole valgono per tutti.
Perché noi piccoli imprenditori non siamo il nemico.
Siamo persone che ogni giorno si alzano presto, rischiano in proprio, lavorano, pagano e tengono in piedi pezzi di questo territorio.
E oggi, mentre sono costretto a fermarmi, una cosa la penso con ancora più forza:
prima di chiederci di lavorare di più, produrre di più e pagare di più, qualcuno dovrebbe preoccuparsi di permetterci almeno di respirare.
Perché senza salute non c’è impresa