13/08/2026
Monterey Car Week. La settimana più glamour dell'automobilismo mondiale. Concorsi d'eleganza, aste da capogiro, gente in blazer che fotografa carrozzerie come fossero quadri al Louvre.
E poi c'è il paddock. Dove le auto vere fanno quello che sanno fare: correre, scaldarsi, e ogni tanto — incendiarsi.
Sotto un tendone, tra un turno e l'altro della Rolex Monterey Motorsports Reunion, una Mazda 767B ha preso fuoco. Fiamme vere, non un cortocircuito da poco. Squadre di soccorso, estintori, gente col cuore in gola.
E qui viene il bello: quella 767B non è una macchina qualsiasi. È la progenitrice della 787B, l'unica auto a motore rotativo ad aver mai vinto la 24 Ore di Le Mans. Quella che ha aperto la strada, accumulato dati, guadagnato fiducia nella tecnologia rotativa — due anni prima che la 787B entrasse nella leggenda a Le Mans, nel '91.
Il paradosso è servito su un piatto d'argento: proprio quella settimana, Mazda aveva fatto volare dal Giappone l'originale 787B vincitrice di Le Mans. Per farla vedere, sentire, celebrare a Pebble Beach. E mentre la vincitrice se ne stava tranquilla e lucidata a festa, a bruciare era la sua progenitrice — quella che le aveva spianato la strada.
Nessun ferito, per fortuna. Causa ancora non ufficiale — le ipotesi parlano di olio o carburante che ha incontrato il calore sbagliato nel momento sbagliato. Il team proprietario non molla: si ricostruisce, non si rottama. Perché di telai 767/787 ne esistono pochissimi al mondo, e ogni esemplare che sopravvive è un pezzo di storia che vale la pena tenersi stretto.
Morale? Le auto da corsa vere non sono trofei da vetrina. Si guidano, si spingono al limite, a volte si rompono — e a volte prendono fuoco. Ma è proprio questo il prezzo per essere storia vissuta e non un pezzo da museo impolverato.