* MOTORE: elettrico a corrente continua, 72V
* POTENZA: 8 Kw a 3000 giri
* IMPIANTO ELETTRICO: 12 batterie al piombo da 6 Volt, dispositivo di ricarica automatico di serie
* TRASMISSIONE: trazione anteriore; ingranaggi con differenziale e giunti omocinetici
* RUOTE: 135/70 13 pollici
* SOSPENSIONI: a ruote indipendenti di tipo Mac Pherson sul treno anteriore e a molle elicoidal
i sul retrotreno
* FRENI: a disco sulle 4 ruote, anteriori 230mm, posteriori 200mm
* DIMENSIONI: tre porte, quattro posti, lunghezza 2820 mm, larghezza 1330 mm, altezza 1340 mm, passo 1780 mm, carreggiata anteriore 1140 mm, posteriore 1130 mm
* PESO: a vuoto in ordine di marcia con batterie 740 Kg
.......E ORA VI RACCONTO UNA STORIA................ :
questa è la mia storia, io sono il personaggio protagonista del racconto, appassionato del proprio lavoro e che ha dedicato tutta la sua vita all’automobile in generale, in tutti i suoi aspetti:
la riparazione, il commercio, l’elaborazione stradale e competizione e in ultimo alla costruzione ex-novo di un veicolo elettrico. Tutto a inizio nei primi anni ’80 quando motivato alla ricerca di nuovi stimoli dal mondo dell’automobile, iniziai a pensare ad un’ auto che portasse il mio nome e nel tentare di emulare un grande dell’automobilismo mondiale quale Enzo Ferrari( in quegl’anni sul comodino della mia camera da letto c’era uno dei pochi libri letti nella mia esistenza e cioè Enzo Ferrari, la sua vita , la sua storia n.d.r.), scusatemi per questo peccato di presunzione. Le prime idee che mi frullavano nella testa erano quelle di un’auto a forma di sfera completamente in materiale plastico e gommoso dove tutti gli elementi dell’auto fossero istallati nelle cavità interne della carrozzeria e dove la forma esterna rimanesse completamente sferica. Alla fine degli anni ’80 viene completato il primo calco in miniatura dove viene evidenziata l’estetica e il profilo della futura auto, rinunciando alla forma a palla. Poi si passa al calco in gesso con forma in scala 1:1 per costruire i primi stampi dove realizzare tutti i componenti in fibra di vetro(alla fine dell’opera si realizzeranno ben 55 stampi n.d.r.). Già nell’anno 1990 viene messa su strada il prototipo con un motore a benzina per poter comodamente provare l’assetto, i freni, la guidabilità e le future prestazioni del veicolo. I primi test sono decisamente incoraggianti in quanto ci si rende conto da subito delle grandi potenzialità di quest’auto:
un buon assetto, buone prestazioni con un motore di 800 c.c. A questo punto iniziano i veri problemi, l’idea è stata realizzata ma come monetizzare il prodotto? In quegli anni giravano molti buoni propositi sull’auto del futuro cioè a trazione elettrica. Si incominciava a pensare allo sviluppo di veicoli ecologici, con l’intento di mettere un freno all’ insostenibile e dannosissimo inquinamento delle auto a combustibile fossile nelle grandi città urbane. Le grandi aziende automobilistiche iniziavano a proporre nelle fiere specializzate i primi modelli di auto elettriche e cosa molto importante per la vitalità di un progetto era la possibilità di prendere dei finanziamenti pubblici: degno di nota lo stanziamento di 200 miliardi di vecchie lire per la famosa FIAT PANDA ELETTRICA. In quel periodo presi in considerazione l’ipotesi di creare un prodotto innovativo, un prodotto al passo dei tempi e per questo optai per una motorizzazione elettrica e lo slogan pensato era: minimo inquinamento in minimo ingombro. Sempre in questo periodo inizia la procedura per poter omologare il veicolo elettrico alla motorizzazione( nello stesso periodo i magistrati di Milano iniziano la ormai famosa stagione di “MANI PULITE” un periodo ideale per effettuare un rapporto fra cittadino e Stato senza alcun intoppo di natura EXTRA n.d.r.) per aver la possibilità di poterlo immatricolare e poterlo vedere circolare nelle strade. Sono mesi di grande lavoro e impegno per questa azienda artigianale che dà Cingoli deve ogni volta portare il veicolo al centro prove superiore della motorizzazione di Roma per effettuare le innumerevoli prove. Questo comporta documenti, disegni ed test su strada ma alla fine si riesce a superare tutte le prove ed avere l’attestato dell’omologazione C.E.E. per la libera circolazione stradale. Negli attimi di relax si pensa anche a dare un nome alla vettura e si decide per MICRON(unità di misura n.d.r.). Un altro importante passo è stato fatto, la macchina c’è, esiste, può essere immatricolata, ha un nome, cosa manca? Ma signori manca la linfa vitale di ogni piccola o grande impresa, il DENARO! Si decide di iniziare dalla comunità europea. Vengono spediti depliants e compilate domande per poter far conoscere il prodotto alla comunità europea e soprattutto per poter acquisire fondi comunitari relativi all’innovazione e sviluppo del prodotto ma“stranamente”la nostra domanda viene bocciata e le idee innovative scritte sulla domanda vengono dopo pochi mesi brevettate in Corea del sud dà un ipotetico genio( o colletto bianco n.d.r.). Delusi ma mossi da una gran voglia di fare, iniziamo a bussare alle porte dei vari ministeri a Roma: per le politiche dell’innovazione e dello sviluppo, dell’industria ma anche qui “stranamente” le porte sono sempre chiuse(figli di un Dio minore? La mia personale cocciutaggine e la mia forza d’animo non demoralizzano l’ambiente lavorativo e dopo un periodo di riflessione si decide d’iniziare la produzione su ordinazione e per pubblicizzare la MICRON si partecipa nel biennio 1992-93 al campionato italiano di veicoli elettrici e solari, con alla guida mio figlio Stefano, riportando buoni risultati nei circuiti e nelle crono-scalate nazionali. Ad oggi sono state costruite 25 unità e circolano in Italia, Svizzera e Portogallo. Sé vogliamo ti**re una parziale somma a tutta questa storia certamente possiamo dire che è stato sostenuto, inizialmente, un grande sforzo personale ed economico per un piccolissima azienda come quella del sottoscritto e che ha dato grandi soddisfazioni umane ma pochi a livello economico per l’impegno profuso. Attualmente il prodotto è vivo e vegeto e necessita di un lifting estetico e dello sviluppo tecnico per ciò che riguarda l’autonomia. Tutto ciò comporta un ennesimo e non poco indifferente impegno economico che sinceramente vista la precedente esperienza, frena in partenza quest’idea. Apriamo una parentesi sul problema tecnico dell’auto elettrica, tutta elettrica e non ibrida cioè motore elettrico con l’apporto di un motore a combustione, e cioè l’autonomia di percorrenza con l’ausilio di batterie. Questo ragionamento ci porta a capire sé l’auto elettrica vuol diventare un prodotto affermato e diffuso o perdonatemi il termine un oggetto da “baraccone” un” Elephant Man”. Facendo un passo indietro e cioè all’inizio del racconto cioè i primi anni ’90, la MICRON percorreva con un pacco di batterie al piombo(voltaggio complessivo omologato 72V. e nello stesso periodo usciva in commercio il primo telefono cellulare a valigetta dove le batterie avevano un’autonomia di 4/6 ore. Ora ritorniamo velocemente ai nostri tempi, anno 2010:
l’auto stradale e non prototipo tutta elettrica percorre con le batterie attuali il doppio dei Km. che percorreva quasi 20 anni fa mentre il cellulare ha un’autonomia tranquillamente 25 volte superiore al vecchissimo “mattone” Motorola. Ecco entrare in gioco interessi e politiche di macro economia a livello mondiale che la passione di un uomo non può sfiorare e infastidire(un topolino può partorire un elefante? Ora, rilassatevi, pensate e immaginatevi in questo istante, magari mentre ricevete una telefonata sul vostro cellulare o mentre vi trovate a percorrere una strada della vostra città, auto elettriche che circolano silenziosamente e che emettono un rombo a scelta del conducente, per farsi “notare” dai pedoni, al pari delle suonerie istallate nei vostri cellulari e che riesce tranquillamente a percorrere Km. 80 X 25 = Km. 2000 prima di preoccuparvi di fare il “pieno”. Un rifornimento che consiste nel collegare un cavo elettrico alla presa di casa, come un qualsiasi elettrodomestico e pagare la bolletta al fornitore dell’energia elettrica a scadenza………….che bello!!!!!!!!!!!!!! Ora riflettete e concludo con una massima:
ogni problema sociale ha la sua soluzione. La politica è il mezzo per rendere la soluzione irraggiungibile e soprattutto la politica e gli amministratori della cosa pubblica si "alimentano" di tali problemi. Con affetto
L O S T A F F