06/09/2026
Nel 2016 sono stato a Monza per la prima volta, ricordo che sul cappellino che ho comprato c'era scritto "testa bassa e lavorare". Era il motto di Arrivabene, oltre che un invito continuo rivolto al suo team.
Questo weekend il copione è andato in scena come al solito, con la Power unit aggiornata annunciata con anticipo. Hamilton è arrivato in paddock sulla F40 targata 44, completo scuro e soprabito color ca****lo addosso a inizio settembre, circondato da fotografi a immortalare il suo outfit prima di scendere in monoposto e stampare una doppietta nelle libere del venerdì.
Poi, nelle sessioni che contano, quarto e quinto, con l'inglese dentro il Q3 per un millesimo. Oggi Leclerc, sempre più attento a rivalità interne che a fare team work, butta fuori il proprio compagno di squadra alla prima curva e poi si schianta contro le barriere dopo pochi giri.
Tempo di realizzazione dell'illusione, tre giorni.
Questa Ferrari non ha un problema di piloti e nemmeno di cavalli, ha un problema di bocca. Annuncia, promette, celebra, presenta, commemora...
Poi la domenica arriva la pista, l'unico giudice del Nostro Sport, e ci si trova di fronte a qualcosa non degno dell'amore che circonda questo brand.
A furia di smentirsi da sola non ha costruito una squadra, ma un abbonamento alla delusione.
L'ultimo Mondiale piloti è di Räikkönen, 2007, il digiuno più lungo della storia Ferrari va da Scheckter nel 1979 a Schumacher nel 2000. Mancano due anni e non vedo cosa potrebbe impedire di pareggiarlo.
Forse bisognerebbe prendere spunto da Arrivabene almeno in questo, parlare di meno e agire di più.
Testa bassa - ma per davvero - e lavorare.